LECCE – A 50 giorni dal voto la città è ancora senza Consiglio Comunale e con il commissario prefettizio in sua vece. Nel 2017 si andò al ballottaggio il 25 giugno, il consiglio venne proclamato il 24 luglio e convocato per l’insediamento il 31 luglio. Era tra l’altro una proclamazione non facile per via dell’anatra zoppa: bisognava decidere se dare o meno il premio di maggioranza a Salvemini”.

È di fatto una sospensione troppo lunga della democrazia per motivi di conteggio e burocrazia varia. Perché non è ancora tutto pronto? “Evidentemente se ora i tempi sono così lunghi ed incerti, le verifiche della commissione elettorale si stanno rivelando più complicate del previsto – spiega Antonio Rotundo, capogruppo del Pd – Si tratta di una situazione eccezionale che ha un costo sul piano democratico, perché l’assenza del Consiglio fa venire meno sia il potere di controllo che quello di indirizzo che la legge assegna ai consiglieri.

Ora entro il 31 luglio il consiglio comunale dovrà approvare la salvaguardia degli equilibri di bilancio, atto di fondamentale importanza, una sorta di consuntivo di metà anno. L’auspicio è che i tempi della proclamazione possano consentire al consiglio comunale l’esame di questa delibera nei termini di legge, anche alla luce del fatto che il comune, come è noto, è sotto procedura di riequilibrio finanziario pluriennale”.

“È una situazione assurda, ma la cosa preoccupante è che nessuno si preoccupa – spiega la ex presidente del Consiglio, Paola Povero – Non possiamo permettere che se pur previsto dalla legge altro organo si sostituisca al Consiglio”.

Giovanni Occhineri, eletto in Sveglia Lecce, non trova una spiegazione: “Non so come dirlo, se in maniera ironica o polemica; e allora, la dirò in modo diretto, senza girarci intorno: a me, un mese e mezzo e più, sembra un tempo eccessivo per non avere ancora un Consiglio comunale!”. In effetti, sono tempi anomali: qualcosa non ha funzionato.

Garcin