ROMA – Ormai è una partita a scacchi. Al Senato nelle scorse ore il colpo di scena: durante il voto per decidere il giorno in cui votare la mozione di sfiducia della Lega al premier Giuseppe Conte, Matteo Salvini ha preso la parola e si è rivolto ai 5 stelle: “Avete chiesto di tagliare i parlamentari e poi di andare al voto? Sfida accettata“. L’asse Pd-M5S ha funzionato, nonostante Zingaretti avesse manifestato l’intenzione di votare subito. Le truppe renziane lavoravano dietro le quinte da tempo per dare scacco al leader della Lega. Il ministro dell’Interno ha avvertito i pentastellati: “Pensateci tre volte prima di allearvi con questa squadra e poi auguri eh, fate quello che ritenete. Noi andiamo a testa alta a chiedere agli italiani la possibilità di prendere per mano questo Paese i prossimi 5 anni e non abbiamo paura di alzarci dalle poltrone. Chi ha paura del voto vuol dire che ha la coscienza sporca, allora si inventa l’Iva, i marziani, il Mojito e il Papeete”.

La Lega è stata costretta al cambio di strategia per non essere sbattuta all’opposizione mentre Pd ed M5S pensavano al “governo istituzionale”. Per i leghisti tutto sotto controllo: “Il sostegno reciproco Pd-M5S per andare avanti senza votare costerà caro a questi due partiti” –  spiega un dirigente leghista. Per Dario Stefano è una vittoria dei dem: “È un giorno positivo: abbiamo messo in minoranza il progetto sovranista di #Salvini. Ma lo sarà ancora di più quando manderemo lui fuori dal Viminale e Centinaio dal Mipaaf: 2 obiettivi di dignità istituzionale a vantaggio della nostra sicurezza e del made in Italy”. Intanto da Foggia Emiliano ha spiegato di essersi trovato bene col premier Conte, così augurandosi che non cada.

“Nessun equivoco, nessuna voglia di scissione, nessun protagonismo se non quello dettato da un senso di responsabilità nei confronti del Paese ad iniziare dalla assoluta necessità di inertizzare l’aumento dell’Iva, ruolo indiscusso della segreteria nazionale Pd in questa fase: Matteo Renzi non poteva essere più chiaro – spiega la senatrice Pd Teresa Bellanova – Resta il problema nodale, ovvero fare fronte alle urgenze irrisolte e inascoltate di un Paese allo sbando che viene prima degli interessi di bottega di un Ministro dell’Interno che dopo aver messo piede raramente nel suo Ufficio, ancora una volta oggi ha ingaggiato una nuova guerra contro 500 disperati.

E adesso in Senato, dove qualcuno, nel suo ruolo apicale di Presidente, ha fatto di tutto per impedire all’Aula di esprimere la compiuta sovranità. Naturalmente non diamo credito ad indiscrezioni malevole che parlano di un accordo sulla Presidenza della Repubblica. Siamo persone serie e non ci crediamo, anche se la tentazione è forte.
Fortunatamente al momento il Paese è nelle solide e responsabili mani di un uomo con un grande senso delle Istituzioni come il Presidente Mattarella”.