Sui nuovi assetti in paesi martoriati riportiamo l’intervento dell’avvocato Giovanni Battista Cervo, esperto di intelligence e terrorismo. “Anche se nel conflitto in atto in Libia la vittoria militare dovesse momentaneamente arridere al Generale Khalifa Haftar,  la stabilità del Paese rimarrà  precaria,  poiché la vera pacificazione dovrà essere raggiunta da quei suggeritori esterni che influenzano e  supportano gli attori interni. In passato Muammar Gheddafi, riusciva da solo a tenere unite tutte le tribù e le  fazioni e a dialogare con tutti,  oggi la situazione è caotica e questo stato è sintomatico della fragilità  dei due attuali  “leader”; verrebbe da pensare formulando un ipotesi di “fantapolitica” che questa situazione potrebbe favorire nuovi  soggetti  silenti in Libia,  primo fra tutti Saif al Islam Gheddafi, il secondo genito dell’ex rais politicamente attivo e moderato.  Tornando sul campo libico,  il generale Haftar,  con il suo attacco a sorpresa  il tre  aprile c.a., ha superato il punto del non ritorno:  con tale azione chiaramente ha esplicitato le sue intenzioni,  non persegue  una tregua ne, tanto meno la  pacificazione suggerita  dall’ONU, bensì vuole assolutamente  la vittoria incondizionata e dunque qualsiasi proposta di tregua sarà solo finalizzata a guadagnare il  tempo necessario per escogitare la migliore mossa che gli consentirà di dare  “lo scacco matto”  al Governo di Tripoli.  Ad oggi la situazione  rimane invariata con la presenza di due schieramenti da una parte il governo legittimo,  nato dagli accordi di Skirat  il 17 dicembre 2015, (GNA) presieduto Fayez Mustafà al-Sarraj, sotto assedio a Tripoli e dall’altro lo schieramento del (LNA),  sotto il comando del  generale Khalifa Belqasim Haftar.  Haftar  ha attaccato Tripoli da ben quattro direttrici, ma pur se militarmente in vantaggio si è dovuto arrestare dinanzi ad una resistenza inaspettata, intensificando anche le operazioni di guerra psicologica,   con  continui proclami di una sua imminente vittoria, sperando sempre in un capovolgimento in suo favore del fronte interno, ancora fedele al presidente al Serraji .  La Libia è un Paese in ostaggio di molte milizie, le quali, in base alle mutevoli convenienze, possono cambiare schieramenti e sono quindi imprevedibili.  La posta in gioco, nel conflitto in Libia,  è molto alta  da un lato si è aperta una faida fra fazioni islamiche, che vede il fulcro dell’azione nelle forti aspirazioni religiose, politiche ed economiche all’interno del mondo arabo; sul l’altro fronte, non insensibile al primo,  ci sono i contrapposti e storici interessi geopolitici occidentali,  che spingono i propri giocatori a puntare sempre più alto.

Gli interessi arabi vanno individuati nel raffronto conflittuale delle correnti e fazioni islamiche in antagonismo tra loro: Sunniti, Sciiti,  Fratelli musulmani,  Salafiti,  Alawiti,  Zaiditi, Ibaditi e Sufi, che sono in un continuo stato di effervescenza.  Fra le correnti principali si annoverano: i Sunniti, che  estendono il loro potere prevalentemente in quella parte del Medio Oriente che comprende le zone del Golfo Persico e del Nord Africa;  gli Sciiti, in atavica discordia con i primi, sono prevalenti in quei territori che comprendono l’antica Persia fino al mediterraneo, passando dall’Iraq, Siria e Libano.  Fatta questa premessa possiamo aggiungere che, a partire dal 2011, inizio  delle primavere arabe,  l’Islam vive in uno stato costante di tensioni interne nelle quali, le contrapposizioni tra  Sunniti e Sciiti, hanno generato una escalation di violenza.

Occorre precisare che i Sunniti si dividono a loro volta in varie scuole di pensiero, ovvero  quelle che ci interessano  sono legate ai movimenti del  Salafismo  ed  al  Wahhabismo, quest’ultimo avente origine in Arabia Saudita e che  professa un interpretazione radicale del Corano. I Fratelli Musulmani,  gruppo contrapposto, pur essendo di matrice sunnita e quindi radicale, hanno una connotazione più pragmatica e politica e ovviamente in contrapposizione con i predetti gruppi sauditi.  Il gruppo Salafita,  ha subito più mutamenti ideologici dalle sue origini e da movimento  “riformista”  e tollerante  è divenuto  “fondamentalista”,  ostile  alla modernità,  questa ideologia ha comunque molte affinità,  sia con i Fratelli Musulmani,  sia con il Wahhabismo con il quale più volte si identifica .   I Fratelli Musulmani  invece,  in Libia sostengono al Serraj e sono molto diffusi nel mondo arabo. Questa corrente,  fondata  in Egitto nel 1928 da Hassan  Al Banna, successivamente è caduta in disgrazia proprio in quello stesso  Paese;  i militanti di questo movimento sono appoggiati  dalla Turchia, dal Qatar e possono  contare sulle simpatie della Tunisia e dei territori palestinesi controllati da Hamas.  L’Islam wahhabita saudita  supporta il generale Haftar,  il quale  può contare sul concreto aiuto dell’Arabia Saudita, degli Emirati Arabi, dell’ Egitto, della Francia e dei paesi sotto l’influenza  degli Stati Uniti, compresa Israele.  Gli obiettivi dell’Arabia Saudita e dei suoi alleati in Libia sono:  il controllo economico, religioso e politico;  contrastare la corrente sciita;  arginare i Fratelli Musulmani, come già avvenuto in Egitto nel 2013 con la deposizione dell’allora Presidente della Fratellanza  Mohamed Morsi;  riprendere il controllo di quella parte di Salafiti che si sono schierati contro  e,  non per ultimo, adoperarsi al fine di  evitare che i Fratelli Musulmani, forti in Tunisia,  possano trionfare nelle future elezioni in quel Paese.  In tutto questo ci sono i Paesi occidentali,  che  non si espongono  direttamente, ma che attraverso i soliti giochetti delle triangolazioni e delle manipolazioni indirette, silentemente aiutano le parti in conflitto a seconda delle  convenienze del momento, ma questa è un’altra storia.