Don Antonio Coluccia

SPECCHIA (Lecce) – Rimarranno ignoti, salvo clamorosi colpi di scena, i responsabili dei colpi di pistola esplosi nella notte tra il 16 e il 17 dicembre scorso ai danni dell’auto del parroco antimafia don Antonio Coluccia e gli autori delle scritte in arabo apparse sui manifesti con cui si annunciava un incontro pubblico alla presenza del prete. Il pubblico ministero Paola Guglielmi, di concerto con la Dda, ha infatti avanzato richiesta di archiviazione del fascicolo in cui si ipotizzavano i reati di minacce gravi e danneggiamento aggravato. Fascicolo rimasto sempre a carico di ignoti nonostante il lavoro di investigatori e inquirenti sia stato estremamente certosino con decine e decine di intercettazioni e ascolti di persone informate dei fatti. Dalle indagini, però, non sarebbero emersi elementi per risalire agli autori. Da qui la richiesta di archiviazione dell’inchiesta. Eppure, inizialmente, una pista ben precisa era sta seguita. Portava alla criminalità organizzata. Ad un’intimidazione plateale contro un parroco da anni impegnato nella lotta contro il malaffare.

Ricordate l’intimidazione? Risale tra le due e le tre della notte lungo Corso Italia, strada centrale di Specchia. Chi ha sparato si avvicinò alla vecchia Alfa Romeo di proprietà dell’Opera fondata da don Antonio esplodendo quattro colpi di pistola calibro 9; i proiettili mandarono in frantumi il vetro del finestrino del lato passeggero, mentre un paio di ogive si conficcarono all’interno dello sportello. Un’intimidazione in piena regola. Anticipata da un altro inquietante episodio, avvenuto solo due giorni prima a Supersano. Su un manifesto che annunciava la partecipazione di don Antonio a un incontro sulle legalità e contro il bullismo, erano apparse delle scritte in arabo.

Da settembre il parroco era uscito dal programma di protezione personale dopo diversi anni vissuti sotto scorta. Aveva deciso di muoversi liberamente dopo aver viaggiato in lungo e in largo per diffondere in tutta Italia il suo messaggio di impegno civile e sociale. Dopo i due episodi (in particolare i colpi di pistola), però, la Prefettura di Lecce aveva disposto d’urgenza la scorta al parroco di Specchia mentre il lavoro di investigatori e inquirenti non ha consentito di identificare i responsabili dell’agguato e delle scritte.