MELISSANO (Lecce) – Rifiutò di lavorare per loro. Un lavoro sporco e illegale ma che avrebbe fruttato tanti soldi. Armi e droga, nello specifico. Da trasportare in Italia partendo dalla Bulgaria. Così fecero irruzioine in casa; lo picchiarono con una mazza da baseball, tenendo in ostaggio la moglie con una pistola (una Franchi calibro 38 con matricola abrasa). Da quell’arma partitono diversi colpi all’indirtizzo della vittima ferita gravemente alla gamba.

Per i responsabili di quella rappresaglia firmata con il piombo è arrivata la condanna: 14 anni e 8 mesi per Ferdinando Librando, di 53 anni; 9 anni e 4 mesi per Martin Georgiev Asenov, 33 anni, di origini bulgare, entrambi residenti a Melissano, a fronte di una richiesta invocata dal pm Maria Consolata Moschettini rispettivamente di 12 e 10 anni. Il verdetto è stato emesso dal gup Carlo Cazzella al termine del giudizio che si è celebrato con il rito abbreviato. Non appena saranno depositate le motivazioni del dispositivo, l’avvocato difensore degli imputati, Stefano Pati, valuterà il ricorso in Appello per chiedere la derubricazione del reato di tentato omicidio in lesioni personali.

L’episodio risale alla notte del 22 aprile nella marina di Torre San Giovanni, frazione di Ugento. Si rischiò uno spargimento di sangue. La vittima, ferita, riuscì a mettersi in salvo grazie al supporto della moglie. Raggiunse così l’ospedale di Casarano dove fu sottoposto ad un delicato intervento chirurgico al femore per la rimozione dei colpi d’arma da fuoco.

Il ruolo della donna, dicevamo. Si è rivelato fondamentale. Perché nel corso della fuga riuscì a contattare telefonicamente un familiare il quale non perse tempo. Contattò i carabinieri. In breve, i militari della sezione operativa della Compagnia di Casarano, coadiuvati dai colleghi della stazione di Melissano (al comando del maresciallo Alessandro Borgia), risalirono ai pistoleri. Asenov venne arrestato nell’immediatezza dei fatti; il complice dopo un mese.