SURBO/LECCE – C’è un indagato nell’inchiesta avviata dopo l’incendio del 18 novembre del 2015 quando andarono a fuoco numerose ecoballe all’esterno del deposito di rifiuti di plastica e carta in viale Gran Bretagna nella zona industriale di Lecce. I pubblici ministeri Massimiliano Carducci e Roberta Licci hanno emesso un decreto di citazione diretta a giudizio nei confronti di Giulio Pasquale, 58 anni, di Napoli, liquidatore della società Aspica Recyling, proprietaria dell’opificio industriale, dove divampò l’incendio visibile a chilometri di distanza. Lo stabilimento, in quel periodo, non era in attività perché sotto sequestro giudiziario con la stessa società in liquidazione.

In ogni caso le indagini, condotte dagli agenti della polizia provinciale e dal Nucleo di Pec della Guardia di Finanza di Lecce, sono comunque andate avanti e sono sfociate in due differenti accuse a carico dell’unico imputato sulla scorta della denuncia presentata, subito dopo il rogo, dalla società Immobiliare Perrone, confinante con i terreni in cui erano accatastati i rifiuti. La ditta, tramite il proprio avvocato Fabrizio Pisanello, risultava proprietaria di una serie di capannoni destinati ad ospitare dei call center (anche se dopo l’incendio saltarono una serie di contratti) mentre la zona confinante è rimasta, così come allora, completamente abbandonata senza che venisse effettuata una tipizzazione dei rifiuti contenuti all’interno delle ecoballe. Inizialmente nell’inchiesta era finito anche il nome dell’allora dirigente dell’Ufficio Ambiente Fernando Bonocuore per il quale è stata chiesta l’archiviazione dopo lo stralcio a seguito delle memorie difensive depoistate dall’avvocato Viviana Labbruzzo. Questo perché il Comune non aveva disponibilità economiche a fare fronte alla bonifica.

Ma torniamo alle accuse contestate a Giulio Pasquale (difeso dall’avvocato Anna Buccarella). Risponde di esercizio abusivo di discarica per aver realizzato su un’area di 8mila e 400 metri quadrati una discarica abusiva di rifiuti non pericolosi poi ridottisi a 4mila e 720 dopo l’incendio nel novembre del 2015 caratterizzati anche dalla presenza di elementi contaminati policlorodibenzodiossine e policlorodibenzofurani in parte dispersi sul terreno e nella fanghiglia delle coditoie di raccolta delle acque meteoriche. Una situazione di abbandono andata avanti sino a giugno dello scorso anno.

Il liquidatore della società, sempre stando alle contestazioni della Procura, non avrebbe poi avviato il recupero e lo smaltimento di rifiuti nonostante l’ordinanza adottata dal Dirigente del settore Ambiente del Comune di Lecce l’8 giugno del 2017. Da qtutte queste accuse l’imputato potrà difendersi e dimnostrare la propria acorrettezza delle conditte a partire dal 6 febbraio quando inizierà il processo nato da un rogo di vaste dimensioni dinanzi al giudice monocratico della seconda sezione penale Marcello Rizzo.