PATU’ (Lecce) – La mattina del 6 luglio venne bloccato dopo un inseguimento con 1 chilo di marijuana nascosta nello scooter. A tre mesi di distanza dal suo arresto per Fausto Nicolì, il meccanico di 51 anni di Patù, salito alla ribalta della cronaca locale e nazionale per essere stato accusato ingiustamente dell’omicidio di Noemi Durini, è arrivata la sentenza. Al termine del processo che si è celebrato con il rito ordinario davanti al giudice monocratico Maddalena Torelli (a seguito del giudizio immediato disposto dal gip Carlo Cazzella) Nicolì è stato condannato a 2 anni e 4 mesi di reclusione con l’accusa di detenzione e spaccio (a fronte di una richiesta di 4 anni invocata dal vpo di udienza Antonio Paladini). Il giudice ha riconosciuto le attenuanti equivalenti alla recidiva (non specifica) e rimesso in libertà il meccanico che si trovava agli arresti casalinghi al termine dell’udienza di convalida dopo due notti trascorse in carcere.

Nel corso del processo Nicolì ha rilasciato alcune spontanee dichiarazioni chiarendo di essere totalemente alieno a contesti di spaccio così come risulta dal suo vissuto e di essersi limitato a fare da corriere perchè attraversava un difficile periodo per via dell’ingiusto coinvolgimento nella morte della 15enne di Specchia (versione già fornita in sede di convalida dell’arresto). E il giudice ha premiato il comportamento processuale e la confessione in aula di Nicolì. L’avvocato difensore Luca Puce, però, annuncia di voler ricorrere in Appello non appena saranno depositate le motivazioni per ottenere il riconoscimento dell’ipotesi del piccolo spaccio.

Quella mattina (era un sabato) Nicolì venne sorpreso dai carabinieri del Norm di Tricase all’esterno sua abitazione. Alla vista dei militari e con la patente revocata, si era messo alla guida di un maxi scooter privo di assicurazione fuggendo in direzione di Morciano di Leuca mettendo in serio pericolo l’incolumità degli utenti della strada. Prontamente inseguito, venne bloccato dalle autoradio dopo un inseguimento andato avanti per circa 4 chilometri. Una volta fermato, i carabinieri (il servizio di pg è stato capeggiato dal capitano Alessandro Riglietti) appurarono il motivo della fuga. In un involucro di cellophane trasparente era stato occultato circa 1 chilo di marijuana.

La successiva perquisizione domiciliare consentì di ritrovare un grammo sempre della stessa sostanza mentre sul motoveicolo utilizzato era stata applicata una targa di un ciclomotore oggetto di smarrimento denunciato presso la caserma di Salve. Per finire, nel cortile dell’abitazione, i militari trovarono due cani “pitbull” privi di microchip e sei tartarughe di grandi dimensioni verosimilmente di specie protetta. A quell punto, su disposizione del magistrato di tutno, il sostituto procuratore Giovanni Gallone, per Nicoli si aprirono le porte del carcere di Borgo “San Nicola”. Ottenne i domiciliari subito dopo l’udienza di convalida. Ora, a seguito della condanna, è tornato in libertà.