SCORRANO – Annagrazia De Cagna scrive una lunga lettera di “dimissioni irrevocabili” al sindaco e al segretario comunale, dopo l’esplosione del caso giudiziario e la conclusione dei lavori della Commissione prefettizia: l’amarezza e la delusione filtrano tra le parole. 

Le scrivo questa nota, da depositare in Consiglio Comunale, per rassegnarLe formalmente le mie dimissioni irrevocabili, rimettendoLe il mandato che ho avuto, sino ad oggi, l’onore e l’onere di rivestire, quale Presidente del Consiglio Comunale, oltre che da Consigliera comunale. Questa mia scelta interviene dopo una riflessione tanto meditata e di non facile maturazione per quanto è stato lo spirito di servizio e abnegazione con il quale ho accolto e, credo, condotto il prestigioso ruolo istituzionale, giusta elezione del Consiglio Comunale nel luglio del 2017.

In questi due anni mi sono principalmente impegnata a far emergere l’importanza del ruolo istituzionale ricoperto e, tra non poche difficoltà, ho sempre tentato ed auspicato una elevazione  dei toni della dialettica consigliare attraverso il rispetto delle prerogative e dei ruoli di ogni consigliere. Ritengo anche di aver rispettato il ruolo e la funzione di terzietà necessaria per garantire il perfetto funzionamento dell’organo collegiale. Se ed in quanta parte sia riuscita a rispettare tale ruolo e funzione, anche dopo la mia dichiarazione di indipendenza dal Suo gruppo di maggioranza, non spetta a me giudicarlo, bensì al Consiglio che ho presieduto ed ai cittadini.

Pur tuttavia, nell’attuale fase politica che vede protagonista il nostro Comune di una delle pagine più brutte della storia, ragioni di ordine etico e morale prevalgono come non mai, così, rendendo impossibile la prosecuzione del mio mandato. L’ormai nota operazione “Tornado” che La coinvolge in prima persona ha minato irrimediabilmente la credibilità dell’Istituzione che siamo stati chiamati a rappresentare. Nei giorni successivi all’operazione e, tutt’ora oggi, assisto con sgomento alla pervicacia con cui continua a rivestire la carica di Sindaco. Sono stati mesi di completo immobilismo nel corso dei quali non ha mai sentito la necessità di chiarire i fatti per i quali risulta indagato, né ai cittadini, né tanto meno all’Assise Comunale.

Si è trincerato dietro un silenzio che è divenuto così “assordante”, al punto da, oserei dire, “anestetizzare” ogni ambito sociale e istituzionale. Né i cittadini, né le Associazioni locali, né tantomeno la Parrocchia hanno avvertito la necessità di confrontarsi su un tema che rappresenta un’emergenza sociale del nostro paese, quale è quello della “mafia”. Ho lottato come non mai contro questa indifferenza generalizzata sia in Consiglio Comunale che con i cittadini in piazza appellandomi alla sola coscienza di ognuno di noi e, nella piena convinzione che la più grande nemica della mafia sia la conoscenza. La cultura crea perdita di consensi e la lotta alla mafia non può non passare dall’informazione e dall’istruzione. Non basta pronunciare, in occasione di manifestazioni pubbliche, la parola: w la legalità!

Era ed è opportuno creare percorsi mirati per insegnare ai nostri ragazzi ad essere un domani cittadini liberi in grado di rispettare il prossimo, capaci di esprimere le proprie opinioni avendo il coraggio di non abbassare lo sguardo di fronte alle ingiustizie, ai soprusi e all’illegalità. Perché, legalità significa giustizia, libertà, rispetto, uguaglianza e coraggio. Anche di fronte all’ultima notizia apparsa nelle varie testate giornalistiche in cui si annunciava la quasi certezza dello scioglimento del nostro Comune per infiltrazioni mafiose ha continuato imperterrito, minimizzando la questione e, addirittura, dedicandosi – come del resto ha sempre fatto nel corso di questi ultimi due anni – alle sole attività di promozione del territorio.

Ci vantiamo in lungo ed in largo dell’importanza del nostro Comune, quale Capitale mondiale delle luminarie, senza renderci conto o meglio, ignorando, i veri problemi del paese, frutto di un vecchio metodo di fare politica. Nel mentre scrivo dando voce ai miei pensieri – che, da sempre ho espresso e che, rappresentavano la base politica da cui partivo per operare nelle delega al commercio all’epoca conferitami – so già di espormi ad un’interpretazione distorta del messaggio di speranza che, al contrario, intendo trasmettere. Non importa! Perché è con coraggio, a voce alta e schiena dritta che affermo che il nostro amato paese ha bisogno di una rinascita sociale che non può non partire dalla consapevolezza che non si può continuare a vivere la Comunità senza una cultura delle regole.

Non è pensabile e non è possibile continuare a giustificare gli annosi problemi che attanagliano il settore viabilità, commercio, vigilanza, servizi sociali con la carenza di personale dipendente. Sicuramente non è questa la sede per fare un bilancio del mio breve operato, ma indubbiamente ritengo di aver provato alacremente, seppur senza successo, a modificare le cattive abitudini dei nostri commercianti circa l’utilizzo del suolo pubblico e non solo. Non ci sono riuscita neanche a far approvare il Documento Strategico del Commercio al quale ho dedicato oltre un anno di mandato e, nel corso del quale, innumerevoli sono state le riunioni svolte con l’Associazione di commercianti ed artigiani, in sigla Ass. Comm.& Art. Insieme per Scorrano, di cui sono orgogliosa di attribuirmi la nascita, specie per gli splendidi rapporti umani che ho intessuto con il Presidente, Francesco Urso, il Direttivo e tutti gli associati.

Oggi, in piena coscienza e con una visione più chiara capisco il perché del mio fallimento politico e rispetto al quale mi assumo, appunto, la sola responsabilità politica, ma non anche quella morale. Questo perché ho lottato contro tutto e tutti per cercare di infondere nei commercianti i principi normativi che regolano il settore. Tali principi potevano trovare applicazione solo tramite una Sua corrispondente volontà politica che non ha mai manifestato. Ed ecco, allora che, pur di fronte alle enormi difficoltà incontrate e di deluse aspettative, questa mia breve e intensa esperienza politica mi ha lasciato un segno indelebile nella mia vita, al contempo, permettendomi di comprendere il significato della famosa citazione “la politica è l’arte di servire il popolo e non di servirsi di essa”.

Per questo non è giusto continuare ad occupare una posizione di visibilità con un importante ruolo istituzionale senza la giusta serenità per le sopra esposte ragioni politiche e morali, non sentendomi, oltretutto, più onorata di rappresentarVi in Consiglio Comunale. Probabilmente ho perso sul piano ideale, ma non mi sento vinta. La speranza di costruire una Scorrano diversa e migliore non è sopita, anche grazie all’ impegno civico che continuerò ad onorare con il mio contributo da semplice cittadina.

Nel concludere questa mia riflessione – con il solo auspicio che La induca a scelte più responsabili di quelle sino ad oggi assunte – mi sia consentito di rivolgere il più sentito e affettuoso ringraziamento ai dipendenti comunali che mi hanno supportata nel vano tentativo di attuazione degli obiettivi politici che mi ero prefissata. Il loro lavoro troppo spesso bistrattato da una politica arrogante non può e non deve passare inosservato, perché, è solo grazie ad esso che si può veramente contribuire alla crescita della nostra Comunità.

A tutti i cittadini, miei elettori e non, chiedo scusa se le rassegnate dimissioni possano apparire come un abbandono. Non è così. Sarò al Vs fianco più di prima e per questo Vi estendo un abbraccio fraterno.

Ho lottato e sempre lotterò da donna libera e orgogliosamente scorranese”.