É uscito il 13 dicembre su tutte le piattaforme digitali “Scuro”, il nuovo EP di Stefano Scuro, cantante e musicista salentino. Scuro è anche il nome scelto dall’artista per la nuova carriera da solista. Chitarrista e arrangiatore dalle molteplici collaborazioni, Scuro apre un progetto cantautorale dal sapore pop-rock con venature bluesy, soul e trip hop. Fuori con il singolo “Niente di così importante”, dimostra di non voler rompere con il passato, ma di volersi proiettare in nuovi mondi. L’EP è un concept album, un flusso che tocca gli abissi della vita di ognuno ma che attraversa il tempo senza affanno. Con la produzione di Emenél e i synth di Errico “Ruspa” Carcagni, Scuro ha saputo fasciare la sua chitarra rock’n’roll con vesti dai suoni elettronici e nordeuropei, dando vita ad un sound curato ed accattivante.
Musicista innamorato, riflessivo e riconoscente nei confronti della musica, Scuro ci ha parlato delle cover band, di Mogol e di un vecchio tour d’Europa in furgoncino.

Perché la scelta di una nuova carriera da solista?
L’esperienza e la maturità ti aiutano a cambiare prospettiva nei confronti del mondo. Questo disco da solista a quarantadue anni non è un tentativo di fama, piuttosto è un regalo che sento di voler fare nei confronti della musica che tanto in tanti anni mi ha dato. Ora è il momento di restituire qualcosa e di lasciare il mio segno. Di essere Scuro in prima persona.

Durante la produzione del disco chi ti ha aiutato e ispirato e quanto c’è di autobiografico?
Arriva un momento nella creazione in cui devi scegliere qualcuno a cui affidarti per trovare il tuo mondo sonoro, il vestito giusto per tue canzoni. L’ispirazione arriva da tutto il mio background musicale, soprattutto dal mondo estero. Amo la musica elettronica concettuale, da Thom Yorke ad Apparat a James Blake, per intenderci. Ho provato a farla sposare con l’italiano e la mia chitarra, sotto le orecchie esperte di Emenél, figura insostituibile.

Cosa significa per te scrivere in italiano?
L’italiano per me rappresenta una maniera più diretta di comunicare. Non hai filtri, non hai distacco. Non è stato semplice affrontare le difficoltà nell’esprimermi e scegliere il linguaggio più vicino alla mia verità. Ma, per un caso fortuito, negli ultimi mesi ho preso parte ad un corso per autori nella scuola di Mogol. È stata un’esperienza che mi ha arricchito tanto e, circondato dalla scrittura, ho trovato il mio modo di entrare in contatto con le parole.

Ascoltando i tuoi brani, c’è sempre una vena sottile di speranza da afferrare a tutti i costi. Nella sfera privata, qual è il tuo atteggiamento?
Mi ritenga una persona cupa, amo i cieli grigi e le atmosfere nordiche. È stato strano però realizzare a fine disco che, anche se le sonorità seguono una linea dark, i miei testi non fanno lo stesso. La percezione nel cantato è speranzosa e risolutiva, sempre. Ci sono stati momenti in cui tutto sembrava perduto e la tentazione di mollare era tanta ma la musica mi ha sempre salvato e insegnato a crederci, anche solo per te stesso.

Hai tanti amici e colleghi musicisti. Come guardi la scena musicale del territorio salentino?
Il Salento dell’arte è un ambiente ricco, abbiamo tanto qui da poter vantare. La musica è ovunque e a qualsiasi livello. Il territorio è pervaso dall’arte e dall’intrattenimento, con un flusso continuo di scambi e confronti. Tra i miei colleghi, tanti sono gli artisti dotati di talento. Qui puoi fare della musica un mestiere, possibilità che non trovi ovunque.

Cos’hai in mente per il futuro?
Ho messo play a questo progetto e sono curioso di vedere dove mi porterà. Voglio continuare con i miei testi, le mie collaborazioni, la mia musica. Soprattutto sento la necessità di tornare a suonare presto, dal vivo. Seguirò questa via da solista, perché è quello che più sento di voler fare ora. Il resto verrà da sé!

Chiara Rosato