Per la terza domenica d’Avvento la riflessione del professore Rocco D’ambrosio, sacerdote della Diocesi di Bari, ordinario di Filosofia Politica presso la Facoltà di Scienze Sociali della Pontificia Università Gregoriana, docente di Etica della Pubblica Amministrazione presso il Dipartimento per le politiche del personale dell’Amministrazione del Ministero dell’Interno, autore di diversi saggi. Si occupa, inoltre, di formazione all’impegno sociale, politico e nel mondo del lavoro, collaborando con diverse istituzioni, a livello locale e nazionale. Giornalista pubblicista, dirige il periodico di cultura e politica “Cercasi un fine” e il suo interessante sito web (www.cercasiunfine.it ).

Il Vangelo odiernoIn quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!». 

Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”.

In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui» (Mt 11, 2-11).

15 dicembre 2019. Un po’ tutte le religioni sono soggette a movimenti per i più svariati motivi. A noi cattolici non sono mai mancate apparizioni, vere o presunte, che spostano persone. Fenomeni difficili da analizzare, ancor da più da valutare e dichiarare autentici, o meno. I dubbi, in questi processi, sono più che legittimi. E’ stato cosi anche ai tempi di Gesù. Si pensi alla domanda fatta, dai discepoli di Giovanni, direttamente a Gesù: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”.

Ma Gesù, una volta rassicurati i suoi interlocutori sulla sua identità, sposta l’attenzione sul Battista. Il filo conduttore sembra essere lo stesso: la novità di Dio va accolta; non bisogna scandalizzarsi. La novità va valutata, su di essa va fatto un serio e profondo discernimento. Gesù, Giovanni Battista operano il bene nel nome di Dio, fanno bene, annunciano con franchezza e chiarezza la via di Dio. Perché scandalizzarsi di loro? Perché rifiutarli?

In generale gruppi e istituzioni non accettano facilmente le novità. In termini semplici: la gente attende e vuole il cambiamento; le istituzioni rimandano e non vogliono rinnovarsi. In altri termini: profezia contro istituzioni, cambiamento contro tradizione. Niente di nuovo sotto il sole (Qo 1,9).

Il Vangelo sembra darci una traccia per non rimanere confusi in questa opposizione storica, oppure delusi perché, nonostante profeti e novità, non cambia niente. Tutti abbiamo desiderio di vedere segni nuovi. Ci sono anche oggi? Si che ci sono. Li accogliamo o ci scandalizziamo quando ne siamo partecipi? Sembra così strano che, spesso, per quanto desideriamo novità e cambi personali e sociali, poi siamo i primi a rifiutarli. Siamo come quei piccoli che sono così insistenti nel chiedere quanto delusi e distratti quando ottengono.

Si pensi ai profeti viventi – papa Francesco non è il solo – cioè a tutti coloro che si battono per il cambiamento nella vita sociale, politica e istituzionale. Il loro impegno profetico e di rinnovamento civile ed ecclesiale non è sempre accolto e seguito. Molti si scandalizzano di loro. Non solo le istituzioni, spesso anche i singoli cittadini e fedeli. Il tutto è una lezione per noi, come lo fu ai tempi di Gesù e del Battista. Dovremmo dubitare di noi stessi, della nostra autenticità e freschezza, caso mai non attendessimo più nessuno, ci chiudessimo in noi stessi e, per difendere il nostro orticello, ci chiudessimo a qualsiasi novità di vita personale e istituzionale.

Ha scritto Primo Mazzolari: “La vita di ognuno è un’attesa. Il presente non basta a nessuno. In un primo momento pare che ci manchi qualcosa. Più tardi ci si accorge che ci manca Qualcuno: e lo attendiamo”.