Flavio Carlino, Dottore Commercialista e Avvocato a Racale

Niente regime forfettario per chi nel 2019 ha guadagnato più di 30.000 euro come lavoratore dipendente o pensionato. L’ulteriore stretta del Fisco sulle partite iva, parte già con riferimento al reddito del 2019. Se ne facciano una ragione i forfettari. Il chiarimento è arrivato a margine di un convegno organizzato il 23 gennaio dall’Associazione Nazionale Commercialisti (ANC), durante la quale il sottosegretario all’Economia, Cecilia Guerra, ha chiarito che le modifiche al regime forfettario introdotte dalla legge di Bilancio 2020 sono già in vigore. Ciò in barba alle norme dello Statuto del contribuente, in quanto, afferma Guerra, non si tratta di nuovi adempimenti.

Il Governo si era preso una settimana di tempo per pensare se far slittare al 2021 l’operatività dei nuovi limiti di accesso alla flat tax del 15% per chi ha ricavi fino a 65mila euro. Ma non è servita. La stretta del governo coinvolge circa 500.000 soggetti, un contribuente su quattro, con redditi oltre 30.000 euro. Dal primo gennaio, non solo devono emettere fattura elettronica, ma anche con Iva. La Manovra 2020 esclude dal regime agevolato i dipendenti e i pensionati con un reddito superiore a 30.000 euro e chi ha pagato al proprio personale più di 20.000 euro.

Il dietro-front del Governo sulla flat tax è motivato dalla volontà di limitare un regime ritenuto così vantaggioso, rispetto all’Irpef, da rivelarsi iniquo, atteso il fatto che la tassazione agevolata a forfait (15% o 5% per le start up) è nata per aiutare situazioni marginali, come chi è stato licenziato, chi svolgeva un secondo lavoro o chi avviava una nuova attività e non aveva certezza sulle entrate. Ora, non si può escludere che, dopo la stretta del governo, buona parte di questi ricavi finiranno nel mondo del sommerso. Il ripensamento governativo era una certezza, secondo gli addetti ai lavori. La stessa relazione tecnica al provvedimento lo dice: il tax rate a tassazione ordinaria è quasi il triplo rispetto a quello del forfait. Tradotto in euro, con le esclusioni imposte dalla Manovra 2020, l’Erario guadagnerà circa 353,7 milioni di euro tra Irpef, addizionali e Irap.

Alla notizia della stretta del governo su questo regime, molti forfettari hanno scelto di incassare il più possibile nel 2019, sia pure sforando i 65.000 euro, per risparmiare il più possibile in imposte. E non hanno sbagliato. Inoltre, pare che il reddito non è un ostacolo se un lavoratore è stato licenziato o si è dimesso, che non sarà costretto ad uscire dal regime agevolato, fermo restando il fatto, però, che non dovrà, poi, fatturare in prevalenza all’ex datore di lavoro o a soggetti a lui riconducibili. In tal caso, secondo il fisco, ma potrebbe essere vero, si simulerebbe un licenziamento inesistente, dato che il lavoratore continuerebbe a prestare la propria opera lavorativa nei confronti dell’ex datore di lavoro nella forma del lavoro autonomo.

Restano inalterate tutte le cause di esclusione derivanti dal possesso di quote in società di persone o Srl, già in vigore nel 2019, mentre sarà sicuramente ridotta la platea di chi dovrà abbandonare il forfait per aver sostenuto costi superiori a € 20.000 per lavoro dipendente, assimilato o simili, nel corso del 2019, poiché la maggior parte di chi ha usufruito del regime agevolato non ha un dipendente. La Manovra, prevede anche un “premio” per chi, pur non essendo obbligato, userà la fattura elettronica, che consiste nella riduzione di un anno dei termini di accertamento. Si stima che quasi un contribuente su tre lo farà.

Quindi, lasciate ogni speranza o voi che uscite (dal regime), poiché non avrete il privilegio, come lo ebbe Dante, di essere accompagnati (da Virgilio) all’ingresso dell’inferno, popolato dalle partite iva non agevolate.

FLAVIO CARLINO