LECCE – È in arrivo domani sul canale Youtube di Giorgio Gabe l’ultimo lavoro dell’eclettico artista salentino. “Buio a mezzogiorno” è il titolo dell’opera del giovane che, in pausa dalla sua esperienza milanese, si ritrova a vivere questo momento di clausura forzata. Ma chi ha l’arte dalla propria, si sa, mai rimane davvero fermo. E non è una coincidenza che Gabe abbia deciso di far uscire in questo momento storico un lavoro che, fino a poco tempo fa, non trovava un finale. Scherzi del destino. Ma se in questi giorni stiamo tutti cercando di incastrare al meglio i nostri mondi più reconditi con la realtà, l’estro artistico di un giovane fotografo e videomaker può essere in grado di trovare linguaggi sconosciuti al nostro inconscio.

Nei tre minuti che lo vedono alla regia e protagonista delle riprese per mano di Gabriele Vitale, Gabe racconta un misto di emozioni che lo hanno portato ad un presente incerto a volte, ma consapevole. Nel susseguirsi delle immagini si snocciola un messaggio di riverenza nei confronti della vita. Chiunque si è ritrovato a lottare con i mostri del passato, o si è sentito ingannato dall’elogio del futuro.

Tutti, più che mai in questo momento, stiamo facendo a pugni con le nostre debolezze e fragilità. Tra le mura di casa, lontani dal mondo dell’apparenza e dell’apparire, incapaci di gestire un tempo nuovo, quello lento della quotidianità. “Buio a mezzogiorno” racconta il punto d’incontro tra prigioni di ricordi e nuove volontà future, attraverso l’occhio di chi sa che l’arte sa essere anche beffarda, e spesso ti confonde e fa di te quel che vuole, eppure sempre ti insegna.

È questo ciò che l’opera vuole far emergere. il video racchiude un messaggio di positività. Stimoliamo noi stessi a studiarci e conoscerci, per meglio esprimerci, senza la scusa di non averne il tempo. Nell’opera di Gabe il tempo è una costante. Un invito a sfruttare quello che in questi giorni di quarantena sembra esserci in abbondanza e di lasciare un messaggio, con ogni mezzo artistico possibile.

L’intensa voce narrante scandisce i vari frame che si susseguono e canta una poesia accompagnata dalla magistrale chitarra di Gabriele Solazzo.

In un momento di incertezza e paura verso l’ignoto, l’arte sempre ricorda che non siamo soli e non siamo gli unici.