Dottor Palaia come giudica, al momento, la situazione complessiva alla pandemia del Covid-19 in atto?
Si tratta, indubbiamente, di un fatto pandemico con un’alta percentuale di morti: i virologi sono stati coloro i quali ci hanno fatto aprire gli occhi, ma, poi, la situazione si è riversata sui rianimatori per poter tamponare gli effetti sul paziente in termini di assistenza ventilatoria e terapia intensiva. Il ruolo del medico rianimatore è divenuto essenziale in queste fasi.
Come valuta le misure di prevenzione?
All’inizio questo Coronavirus è stato, purtroppo, sottovalutato: al Sud abbiamo avuto la “fortuna” di poter osservare l’esperienza drammatica delle regioni del nord Italia e da qui siamo stati attenti ad osservare, in modo anche ossessivo, le disposizioni per evitare il contagio. Bisognerà continuare con questo atteggiamento di prudenza assoluta. Il distanziamento sociale è una strada che occorrerà perseguire ancora. L’aumento dei contagi, nel meridione d’Italia è stato, dunque, per i motivi che ho detto prima, graduale, continuiamo a seguire le indicazioni dei medici.
La sanità pugliese era pronta a contenere questa emergenza?
Bisogna fare una doverosa premessa ed una specificazione: la sanità pugliese è stata impoverita, negli anni, dalle diverse gestioni politiche. Voglio portare l’esempio di strutture che avrebbero potuto supportare l’Ospedale Vito Fazzi di Lecce e l’Ospedale di Brindisi: aver chiuso strutture ospedaliere, già in tempi non sospetti, come Campi, San Pietro Vernotico e Mesagne ha dato un duro colpo a chi poi si trova in prima linea nel fronteggiare l’emergenza, questi presidi avrebbero dato almeno 15 posti di terapia intensiva. Poi bisogna specificare che se la sanità è grande, in Puglia e nel Salento, lo deve ai medici, agli operatori sanitari ed ai volontari (si pensi a quelli che si sono messi a disposizione in queste settimane) che devono essere considerati degli eroi. Tra questi eroi mi piace ricordare i medici di famiglia, il cui ruolo conosco benissimo poiché mio padre era uno di quelli, che sono stati mandati in “guerra” senza protezioni. Se la sanità salentina e non solo salentina è lodevole lo si deve a queste figure e non certo ai manager della sanità che hanno tagliato e chiuso, coi piani di riordino, strutture determinanti per la salute pubblica.
Un plauso, a mio avviso, va fatto al nostro Direttore della Asl di Lecce, Rodolfo Rollo, che ha saputo convertire velocemente alcuni reparti adattandoli alle patologie del Covid-19 ed inoltre è stata provvidenziale l’apertura del Dea nel capoluogo salentino.
Insomma il ruolo del medico e dell’operatore sanitario va valutato in una chiave nuova e forse anche più dignitosa?
 
Certamente si. Credo che il mondo dell’avvocatura debba fare un passo indietro e non accanirsi in contenziosi contro la classe medica. Di fronte ai fatti che stiamo vivendo credo che sia importante lanciare questo messaggio. Il medico è in prima linea e con lui gli infermieri, gli operatori del 118, i medici di famiglia, gli operatori socio sanitari ed i volontari che si sono “arruolati” mettendo in gioco la propria vita. Non bisogna inseguire l’errore del medico, è profondamente sbagliato se ciò viene fatto in un’ottica ingiustificata e surrettizia.
Ripeto, non abbiamo una grande sanità, bensì, abbiamo dei grandi operatori sanitari.
Quale strada secondo lei dovremmo perseguire per vincere questa sfida che chiama a vario titolo tutti? 
 
Ci vuole pazienza, senza dubbio. Anche sul calcio e sui campionati voglio essere molto chiaro: prima pensiamo ad uscire dalla situazione attuale, poi pensiamo al resto, non credo sia il caso che le società guardino al proprio orticello di fronte alla salute di tutti.
Tra le speranze e di speranza ovviamente possiamo parlare vi è la temperatura primaverile ed estiva che al sud arriverà nelle prossime settimane. Ma si tratta di una speranza: restiamo a casa, seguiamo le disposizioni dettate dai medici ed affrontiamo a testa alta questa battaglia.