Danilo Coppola, ex calciatore professionista e laureato in Economia presso l’Università di Urbino, è referente per l’area sindacale professionisti nel Sud Italia e fa parte del consiglio dell’Associazione Italia Calciatori assieme ai vari Chiellini, Acerbi, Marchetti e altri ancora. In un momento di incertezza globale a causa della pandemia legata al Covid-19, anche il calcio ha dovuto fermarsi. Sicuramente, come dicono in tanti, adesso bisogna dare priorità alle cose serie come la salute e la sopravvivenza delle persone. Giustissimo, ma bisogna comunque ricordarsi che il calcio è un’azienda e che il suo fatturato annuo si attesta intorno ai 4,5 miliardi di euro soltanto nel nostro paese. Oltre agli stipendi milionari di calciatori, tecnici e dirigenti di prima fascia, bisogna considerare tutte quelle figure che ruotano attorno all’azienda calcio: magazzinieri, collaboratori, steward, uffici stampa, giornalisti e altri professionisti che non sono sotto la lente d’ingrandimento mediatica. Come detto precedentemente, tutto questo si è fermato; ne consegue che anche l’introiti delle gare di campionato siano venuti meno, ragion per cui la Lega Serie A, tra le altre misure, ha proposto un taglio del 30% degli stipendi dei calciatori.

Dottor Coppola, innanzitutto una domanda inusuale in questo contesto, ma che in questo momento storico risulta la più importante di tutte: lei e i suoi cari state bene?

Domanda che ci sta tutta in questo momento. Fortunatamente io e i miei famigliari stiamo bene, chiusi in casa rispettando i dettami del decreto. Non è facile rimanere dentro le mura domestiche, soprattutto con i bambini che vorrebbero correre all’aria aperta, ma sono convinto che l’impegno di tutti ne usciremo più forti di prima.

Il suo presidente, Damiano Tommasi, è sembrato comprensivo nei confronti delle richieste pervenute dalla Lega sui punti legati a ferie anticipate dei calciatori e taglio degli stipendi. Sull’ultimo punto, quello più spinoso, ha sottolineato che l’AIC non potrà imporlo ai calciatori. In definitiva, qual è la situazione attuale e la posizione dell’AIC?

Innanzitutto la scelta di anticipare le ferie dei calciatori è un’indicazione che arriva direttamente dal Governo che ha richiesto alle aziende di adottare questa soluzione prima di andare a chiedere i vari paracaduti fiscali ed economici legati all’emergenza Covid-19. Le società di calcio, quindi, si sono semplicemente allineate a tale indicazione. Per quanto riguarda la proposta della Lega Serie A di tagliare il 30% gli stipendi dei calciatori è un’ipotesi che al momento non può essere presa in considerazione. Le variabili legate al futuro del sistema calcio a breve e medio termine sono talmente tante che è impossibile, al momento, provare ad azzardare soluzioni credibili. L’AIC dal canto suo dovrà tenere presente le richieste di 20 società che ragionano con 20 teste diverse a seconda delle esigenze del proprio club. Stiamo lavorando notte e giorno per cercare di creare le soluzioni più adatte nel momento in cui si avrà una prospettiva più credibile.

Il calcio, come tutto il mondo, è costretto a navigare a vista senza poter programmare nulla in maniera definitiva. La volontà della Lega Serie A in merito ai possibili scenari legati all’esito finale di questo campionato è stata chiara: terminare la stagione d’estate. Secondo lei, come andrà a finire?

È difficile rispondere a questa domanda. Sicuramente si cercherà in ogni modo di finire il campionato perché, il calcio, com’è stato detto e sottolineato più volte, è un’azienda dalla quale dipendono migliaia di persone. Per portare a termine la stagione, però, bisognerà capire la situazione anche delle altre nazioni. Ci sono alcuni Stati, penso all’Inghilterra o alla Francia, in cui il virus ha iniziato a diffondersi in maniera non simultanea rispetto all’Italia. UEFA e FIFA sono costantemente a lavoro per cercare una soluzione che possa essere condivisa da tutte le federazioni. Noi ci faremo trovare pronti a qualsiasi alternativa.

La Serie A, ovviamente, è il campionato più in vista della nostra nazione. Per quanto riguarda invece tutti gli altri campionati, compresi quelli minori, come terminerà la loro stagione?

Nei campionati “minori” la situazione è più gestibile perché c’è più unità d’intenti tra le società. La scadenza dei contratti al 30 giungo pone tantissime variabile da dover tenere presenti, tanto nella massima serie, quanto in quelle dilettantistiche. In qualsiasi caso, comunque, l’intento sarà quello di provare a portare a termine i campionati.