CHAPORA/ PORTO CESAREO (Lecce) – Insieme alla sua famiglia e ad altri quattro salentini è bloccato nella città di Chapora, nel Goa (stato dell’India occidentale), dove domenica scorsa sono stati chiusi tutti i negozi per 21 giorni, per contenere la pandemia da Covid-19. Risulta difficile trovare cibo, acqua e medicinali. E chi si azzarda ad uscire di casa rischia di essere preso a bastonate dalla polizia, come accaduto ad un suo amico musicista di Neviano.

Ivan Conte e la sua famiglia

Ivan Conte, 45 anni, di Porto Cesareo, insieme agli altri conterranei (la famiglia del musicista ed un pensionato di Lecce) chiede l’aiuto del governo italiano per tornare a casa.

Ivan com’è la situazione in India? Come state?

“Chiusi in casa, ma stiamo tutti bene. Siamo in India da gennaio. Il governo, la sera del 22, ha comunicato la chiusura dei negozi, lasciandoci soltanto 3 ore di tempo per le provviste, tra l’altro con i negozi che erano già chiusi. Qui la comunità è eccezionale, ma il problema è la polizia: chi viene sorpreso in strada rischia le botte e le bastonate. Un amico che mi aveva procurato una ricetta perché necessito di medicine è stato inseguito dai poliziotti, ma è riuscito a seminarli. Qui si usano le maniere forti, in qualche altra zona sembra che ci sia anche scappato il morto”.

Come vivete questa situazione? A chi avete chiesto aiuto?

“Abbiamo paura che la situazione possa degenerare: qui la gente è disperata, non ha cibo né acqua, e non vorremmo trovarci nel bel mezzo di un’insurrezione. Ieri una bottega ha aperto e c’era una fila di almeno 600 persone. Per comprare qualcosa devi farlo di nascosto o sono guai. Siamo in contatto col consolato italiano a Mumbai, che si è subito attivato per aiutarci ed ha contattato la Farnesina”.

Avete provato a lasciare l’India per tornare in Italia?

“Dovevamo rientrare in Italia con un volo il 4 aprile, ma quel volo è stato cancellato. Sono stati cancellati tanti altri voli e, per quei pochi ancora disponibili, il prezzo dei biglietti è schizzato alle stelle: fino a 1.500 euro per un volo di sola andata. C’è però chi non può pagare quel prezzo e rischia di restare bloccato qui. Confidiamo che il governo italiano ci aiuti a tornare a casa”.

Della vicenda di Ivan Conte e degli altri salentini bloccati in India (5 adulti e due bambine) si è occupata per prima l’associazione “Insieme per la Puglia”, del presidente Carmine Conte, che ha interessato il senatore Alberto Tedesco per far sì che il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano si attivi, per fare rientrare al più presto i 7 salentini in Italia.

Per aiutare i nostri connazionali e conterranei bloccati nel Goa, inoltre, si sono fatti avanti anche alcuni consiglieri locali. Non soltanto del Comune di Porto Cesareo, città d’origine della famiglia di Ivan, ma anche il trentatreesimo consigliere del Comune di Lecce Sanjeev Kumar Kulhari, rappresentante della comunità straniera in città, che si è mosso personalmente contattando l’ambasciata indiana a Roma ed il ministero degli Esteri, attivando tutte le sue conoscenze in patria per consentire al cesarino di ottenere le medicine indispensabili per la sua salute. E poter far tornare tutti quanti al più presto a casa.