CALIMERA (Lecce) Violento e irascibile. “Senza alcun scrupolo di scagliarsi con una ferocia inaudita contro una persona inerme incurante della sua età avanzata e delle condizioni di salute dell’uomo”. Questo il nerbo dell’ordinanza con cui il gip Giula Proto ha disposto gli arresti domiciliari nei confronti del medico di base Vincenzo Refolo responsabile dell’aggressione ai danni dell’85enne Foca Bellotoma all’uscita dal suo studio ambulatoriale di via Palumbo, a Calimera. Un profilo di una persona che tutto potrebbe tranne che indossare un camice, curare pazienti e visitare anziani a leggere l’ordinanza. “Una pericolosità tale” chiosa il gip, “da far ragionevolmente prevedere che, se lasciato in libertà, possa reiterare altri reati della stessa specie”. “Con esiti persino più gravi”, evidenzia il giudice per le indagini preliminari, “motivati da ragioni del tutto futili e pretestuose, reagendo in modo violento e aggressivo contro chiunque lo contraddica”.

Concetti forti, parole dure. In linea con alcune dichiarazioni rilasciate nell’immediatezza dell’aggressione dai testiomoni sentiti a sommarie informazioni dai carabinieri di Calimera che hanno condotto un’indagine tanto rapida quando incisiva sotto il coordinamento del pubblico ministero Massimiliano Carducci e del Procuratore Capo Leonardo De Castris. Un teste ai carabinieri ha riferito che il dottore Refolo è conosciuto come una persona irascibile, non disponibile, solito avere atteggiamenti e toni non proprio professionali. Noto come una persona nervosa e a volte scorbutica secondo un altro teste. E che stando alle dichiarazioni acquisite dai carabinieri avrebbe cercato di sminuire l’accaduto invitando un testimone a non chiamare le forze dell’ordine. Insomma il medico non aveva compreso la gravità del suo gesto. E, per il gip, ha tentato di inquinare le prove.

Ma torniamo alle parole del giudice confluite nell’ordinanza: “Nell’esercizio della professione sanitaria non è stato in grado di controllarsi davanti alle lamentele di un paziente e non si è limitato ad essere sgarbato o comunque negligente, ma ha inveito con una violenza fisica, con una ferocia inaudita su una persona. Incurante della sua età avanzata e delle condizioni di salute dell’uomo”. “Refolo”, ricostruisce il giudice, “non ha cessato la sua condotta neanche quando la vittima era a terra, assolutamente inerme, ma è stato fermato dalla sua segretaria. Per tale ragione si deve ritenere che sia un soggetto privo di freni inibitori e di capacità di valutazione del disvalore e delle conseguenze delle proprie condotte, inclini a reazioni di inusitata violenza”.

Parole che fanno il paio con il pensiero dell’avvocato Renata Minafra, legale dell’anziano sempre ricoverato nel repartio di Otorino del “Vito Fazzi” con una prognosi di 25 giorni. “Probabilmente l’emissione di questa custodia cautelare”, è il pensiero dell’avvocato, “scuoterà un minimo il medico per fargli comprendere la gravità del gesto perché dalle intervista rilasciate ai vari organi di stampa tra cui il Corriere Salentino è chiarissimo che non ha colto la gravità del gesto perché non ha manifestato un’ammissione di responsabilità, di una comprensione della gravità dell’accaduto continuando a giustificarsi adducendo comportamenti che lo avrebbero indotto ad una reazione del genere nei confronti di un anziano che aveva bisogno di essere curato”. “Probabilmente”, prosegue l’avvocato, “questa misura gli consentirà di riflettere sull’accaduto. Dopo un gesto del genere dovrebbe cospargersi la testa di cenere e non trovare giustificazioni futili e peraltro infondate”.

E qui entra in ballo la ricostruzione del dottore che ha parlato di un antefatto provocatorio nel suo studio, prologo all’aggressione all’esterno dell’ambulatorio. “Il fatto viene presentato come se fosse successo tutto all’esterno,” dichiara l’avvocato Gabriele Valentini, legale del medico. “In realtà c’è una prima fase accaduta all’interno dell’ambulatorio alla presenza della segretaria in cui l’anziano si lamentava. Ha iniziato a offendere e inveire. Ha preso le sedie e le ha scagliate contro il muro. A quel punto il dottore lo ha accompagnato fuori come si vede il video e Bellotoma gli ha scagliato addosso una cartelletta bestemmiandogli i morti. Ed è stato quello a scatenare la reazione inconsulta del medico”. E alla luce di questa ricostruzione gli scenari sono ampi. Non si può escludere che il dottore possa decidere di controquelerare l’anziano: “efffettivamente se le ingiurie non sono più perseguibili, le minacce sì e le minacce precedenti sono state anche sentite dal teste”.

Una ricostruzione prontamente confutata dall’avvocato della parte lesa: “Non è vero che l’anziano è entrato all’interno ma tutti i pazienti erano attesi fuori quel giorno ed era il dottore ad affacciarsi. Sicuramente ci sono stati toni pesanti conseguenza di una immediata resistenza del medico a fornire spiegazioni al signor Bellotomo. Ma non è arrivato lì urlando. Con una difficoltà motoria alla gamba si è visto respinto anche con toni scortesi e comunque, al di là di qualsiasi parola proferita dal signor Bellotomo non è assolutamente concepibile una reazione del genere”.

L’episodio, però, non deve gettare una macchia su una categoria in questo periodo impegnata in prima linea nell’emergeza Coronavirus. E  l’avvocato lancia un messaggio di ringraziamento a tutta l’equipe che sta seguendo l’anziano: “Da parte di tutti i medici c’è stata grandissima solidarietà e un’immediata risposta. C’è una grande attenzione di tutti anche nel reparto in cui è stato ricoverato. dei medici e del personale infermieristico per cercare di farlo riprendere dal punto di vista emotivo edopo uno shock molto forte. E lo stanno aiutando in tutte le maniere”. E di certo l’Ordine dei medici non verrà citato come responsabile civile proprio alla luce della celerità con cui sono stati adottati provvedimenti nei confronti del dottore sospeso “ope legis”, cioè per forza di legge. Sospeso in via cautelativa al vaglio c’è l’ipotesi radiazione, la sanzione massima che può applicare un ordine professionale, che sarà esaminata dalla commissione disciplinare chiamata a vagliare il caso dal presidente Donato De Giorgi.

Eppure il dottore Refolo, in passato, si era contraddistinto per il suo coraggio in alcune delicate inchieste. Anni fa denunciò Don Cesare Lo Deserto in uno dei tanti filoni relativi al centro di permanenza temporanea “Regina pacis” negli anni in cui la struttura di San Foca accoglieva migranti in arrivo da tutta Europa. Refolo seguì Don Cesare fino al pronto soccorso dell’ospedale “Vito Fazzi” quando il sacerdote accompagnò una ragazza, ospite del centro, per denunciare una falsa violenza sessuale subìta proprio da Refolo in quanto testimone contro il sacerdote imputato nel processo sulle presunte violenze ai danni di 17 maghrebini. E il dottore si era costituito parte civile con l’avvocato Marcello Petrelli nel giudizio concluso con la condanna di Don Cesare.

Intanto nei prossimi giorni il medico comparirà davanti al gip per l’interrogatorio di garanzia per raccontare la sua versione, ribaltare il fatto e scacciare da sé l’ombra delle dichiarazioni di chi, sentito a sommarie informazioni dai carabinieri, ha raccontato di “non aver mai visto tanta violenza da parte di un medico, anzi, oserei, dire da parte di un uomo in generale”.