NARDO’/COPERTINO (Lecce) – Per anni hanno vissuto insieme iniziando la convivenza quando lei, nel 2016, era ancora minorenne. In casa, però, il fidanzato si sarebbe rivelato un aguzzino. Avrebbe torturato, picchiato e maltrattato la ragazza finita in un incubo. Non mangiava per le botte. Ed era diventatata anoressica a causa dello stress per una convivenza forzata. E fu persino ricoverata in ospedale per curarsi. L’incubo, però, non sarebbe finito neppure dopo la fine della relazione perchè l’ex fidanzato avrebbe inizato a perseguitarla e a renderle impossibile la possibilità di rifarsi una nuova vita. Un 25enne di Nardò è così finito sotto processo con le accuse di maltrattamenti e stalking aggravati dall’aver avuto una relazione. Nei suoi confronti il pubblico ministero Luigi Mastroniani ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato e il processo si aprirà, salvo rinvii più che probabili per l’emergenza Coronavirus, al 4 maggio prossimo davanti al giudice monocratico Valeria Fedele.

L’inchiesta è sfociata a metà gennaio nell’arresto del giovane (vicenda mai raccontata dalle cronache locali). Ai domiciliari così come disposto dal gip Edoardo D’ambrosio nonostante la Procura avesse chiesto il carcere. D’altronde i capi d’imputazione erano tanti e pesanti. Il giovane avrebbe picchiato ripetutamente la fidanzata, residente a Copertino, sin da quando era minorenne. Calci, schiaffi alla ragazza rimasta ferita più volte. Che, per timore di ritorsioni e per la pessima idea di proteggere ad oltranza il proprio compagno, non avrebbe mai denunciato. Neppure quando è stata dimessa per curare le problematiche di anoressia. E neppure quando, ormai allo stremo, ad ottobre ha deciso di abbandonare il fidanzato.

La coppia entra in una crisi senza più alcuna via d’uscita. Lui crede che lei abbia un altro; lei è ambigua e gli dà speranza. Si rivedono. È un tira e molla fino a Natale. Ma sono settimane complicate. Difficili. Molto difficili. Il ragazzo contatta ripetutamente la ex al telefono. E le annuncia che “vuole farle la guerra”. Come effettivamente accade. Giorni dopo la convince a salire in macchina, la trascina in aperta campagna e la minaccia con una pistola a salve modificata dal ragazzo in arma da sparo.

L’8 gennaio, infine, si verifica l’episodio più grave. Il 25enne si presenta in casa del padre della ex. E dopo una lite avrebbe aggredito il genitore con un coltello. La ragazza rompe gli indugi. E presenta una denuncia presso la caserma dei carabinieri di Copertino assistita dall’avvocato Mirko De Luca. I militari, al comando del tenente Salvatore Giannuzzi, avviano i dovuti accertamenti. Vengomno acquisite le dichiarazioni di diverse persone informate dei fatti e il referto medico rilasciato dall’ospedale di Copertino dopo l’aggressione dell’8 gennaio.

Sulla base del materiale probatorio la Procura chiede il carcere ma il gip propende per la misura più graduata dei domiciliari. Nel corso dell’interrogatorio di garanzia il ragazzo chiarisce che gli episodi denunciati non sono veri e che l’8 gennaio in effetti c’è stata una lite ma che si era presentato dalla ragazza solo per chiarire alcune questioni rimaste in sospeso. Il Tribunale del Riesame, a fine gennaio, rigetta il ricorso. Il giudice estensore ritiene il giovane un soggetto pericoloso in considerazione delle azioni contestate.

La ragazza, però, agli inizi di febbraio si ravvede e invia al ragazzo una lettera per dire quanto le dispiace per tutto quello che è successo; si professa pentita anche perché non riconosce quanto scritto negli atti. Sulla scorta di tale missiva, la difesa chiede un’attenuazione della misura anche considerando l’obbligo di dimora a Nardò alla luce dei differenti comuni di residenza. Il pm dà parere contrario e il gip si adegua interpretando la lettera come una cosa “normale” in casi del genere, seguita spesso da pentimento ma che non modificava il quadro generale.

Contro quel rigetto l’avvocato difensore Daniele Scala propone appello al Riesame che, nei giorni scorsi, ha parzialmente accolto ritenendo che i rapporti tra le parti si siano rassenerati, vista la lettera e la memoria depositata dalla ragazza tramite il suo difensore. E i domiciliari sono stati tramutati con il divieto di avvicinamento alla persona offesa e ai suoi familiari.