GALLIPOLI (Lecce) – L’epidemia non frena i controlli in riva al mare e nella giornata di ieri un altro lido è finito sotto sequestro preventivo per presunti abusi edilizi. Gli agenti della polizia locale di Gallipoli insieme ai colleghi della provinciale di Lecce hanno apposto i sigilli allo stabilimento balneare “Zeus”, in località “Baia Verde”. Nel registro degli indagati, al momento, è stato iscritto il nome di L.P.A., titolare della concessione demaniale, per occupazione arbitraria del demanio marittimo. Di fatto la zona della cittadina jonica si conferma una delle aree maggiormente monitorate da forze dell’ordine e magistratura. Appena il 27 febbraio sotto sequestro era finito il lido “Zen” sempre per presunti abusi edilizi.

Certo, alla luce dell’emergenza Coronavirus, bisognerà poi vedere l’efficacia di simili provvedimenri perchè il rischio è che comunque le strutture balneari debbano rimanere forzatamente chiuse. L’offensiva, però non si arresta. E quando vengono rilevate presunte violazioni si procede. Secondo le indagini coordinate dal pubblico ministero Alessandro Prontera accolte dal gip Edoardo D’Ambrosio firmatario del sequestro preventivo, i manufatti di rilevanti dimensioni e stabilmente ancorati al suolo non sarebbero stati rimossi alla scadenza dei titoli abilitativi che stabilisce che il mantenimento delle opere precarie è consentito dall’1 aprile al 30 ottobre di ogni anno).

Nel corso degli anni, l’istanza avanzata dalla titolare dello stabilimento in questione di mantenimento annuale della medesima struttura aveva incassato il parere negativo della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici della Provincia di Lecce; l’attività edilizia riscontrata è risultata in mancanza o in difformità del titolo abilitativo al permesso a costruire in area sottoposta a vincolo paesaggistico. In particolare il permesso di costruire autorizzava “opere precarie” e quindi manufatti di agevole rimozione al termine della stagione estiva dall’1 aprile entro e non oltre il 31 ottobre di ciascun anno della struttura balneare per “spiaggia libera attrezzata”.

I sopralluoghi avrebbero accertato una serie di violazioni: in difformità con tale titolo sarebbero stati realizzati un manufatto in legno in superficie stabile, rigida e livellata, costituito da una struttura di base in legno nonché le coperture degli spazi di intrattenimento rivestiti da guaina impermeabile bituminosa; un locale cucina dotato di cappa di aspirazione, lavelli, piano di lavoro, nonché locali destinati a deposito e servizi igienici ancorati al suolo, tutti cablati con impianti tecnologici, idrico e di raffreddamento allacciati alla rete pubblica.

Sono così scattati i sigilli. Sequestro preventivo a firma di un gip, per impedire che l’opera abusiva situata in zona paesaggisticamente e naturalmente sensibile, peraltro destinata a struttura ricettiva turistica continui ad occupare la zona demaniale. Con il rischio di arrecare un ulteriore danno alla fruibilità pubblica dell’area, all’assetto urbanistico, al territorio e alle risorse naturalistiche e paesaggistiche. E nonostante una sentenza del Consiglio di Stato abbia sancito che l’autorizzazione paesaggistica si debba intendere definitivamente i manufatti non sarebbero stati ancora rimossi. Per il gip, dunque, “è verosimile presumere che il bene rimarrà nelle libere disponibilità se l’area non sarà rimessa in pristino”.