LECCE – Il sindaco di Lecce Carlo Salvemini esprime apprezzamento per l’iniziativa di arruolamento volontario di 60.000 assistenti civici per aiutare i comuni nella gestione dell’emergenza epidemiologica.
“Come ha giustamente ricordato Antonio Decaro a nome di ANCI, il corpo della Protezione Civile si è rivelato fondamentale per fare fronte ai tanti servizi attivati in questi mesi:
assistenza ad anziani soli e a cittadini sottoposti a quarantena, consegna buoni spesa, gestione centri raccolta alimentare, fornitura mascherine alla cittadinanza, controllo accessi parchi, utilizzo droni per il controllo del territorio; ed ora – probabilmente – anche servizi di assistenza sulle spiagge libere.
Sono attività che si sta continuando comunque a garantire, stante la permanenza dell’epidemia e dell’emergenze economica e sociale.
ben vengano quindi i circa nuovi 100 volontari che potrebbero decidere di impegnarsi a Lecce per darci una mano: ne abbiamo comunque tanto bisogno.

È bene però precisare – per evitare incomprensioni future – che l’osservanza del ‘divieto di assembramenti di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico’ non può essere delegato a questi nostri concittadini volontari, perché trasferiremmo loro una responsabilità che realisticamente non possono assumersi. Sul punto c’è da essere chiari: nel momento in cui si è deciso di correre il rischio della ripresa delle attività economiche, produttive e sociali non è immaginabile controllare i movimenti – tutti autorizzati – di 60 milioni di italiani nelle rispettive città. Le nostre forze di polizia non sono nelle condizioni di essere ovunque nello stesso momento. Stiamo vivendo una fase dell’emergenza – al pari di tanti altri Paesi – che fa leva da una parte sulla informazione, sensibilizzazione, raccomandazione alla cittadinanza; e dall’altra sulla responsabilità individuale, che potrà durare fino a quando la curva epidemiologica ce lo consentirà, speriamo a lungo.

Chiamare agenti in divisa o volontari in pettorina a fare rispettare il divieto di assembramenti è come voler svuotare il mare con un cucchiaio. Del resto come istituzioni abbiamo anche la responsabilità di un messaggio chiaro al Paese. Se stabiliamo sostegni alle attività economiche e produttive e incentivi al turismo; se programmiamo riapertura mobilità regionale e frontiere nazionali; se promuoviamo il messaggio di venire in vacanza in Italia non possiamo mostrarci impauriti che piazze, strade, spiagge si riempiano di vita.

Pensiamo forse che i turisti verrebbero in Italia per rimanere chiusi in albergo? Andiamo avanti, uniti, attenti a misurare andamento dei contagi e dei ricoveri e pronti ad assumere iniziative conseguenti, qualora dovessero aumentare.

Nel frattempo convinciamoci che il ritorno alla vita nelle città è quel rischio che s’è deciso consapevolmente di voler affrontare pur di non costringere il Paese ad una ancora più gravosa crisi economica e sociale”.