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“Noi siamo invincibili” il video con Alexandra, tornata in Ucraina a difendere la sua terra

Aida, di origine caucasica, nata in Siberia e trasferitasi in Ucraina a 18 anni, vive a Lecce perché è qui che ha trovato l’uomo della sua vita.

Nei giorni scorsi ha ospitato quattro donne ucraine, suocera e nuora, cognata e nonna, fuggite da Kiev per paura di morire in guerra.

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Il viaggio è stato difficile, racconta Aida, “ sono state stipate come acciughe in una scatola, a terra c’erano persone sedute, non si poteva neanche andare in bagno, nessuno mangiava o beveva, dovevano stare tutte in silenzio e al buio perchè anche una piccola luce poteva essere vista dai soldati di Putin e il treno diventare un bersaglio mobile delle sue truppe. I bambini piangevano. Finalmente, dopo questo viaggio durato 8 ore più del previsto, hanno raggiunto la Polonia”. Un sollievo? No, erano solo a poco meno di metà del viaggio. Destinazione Lecce, tacco d’Italia.

In Polonia, sono state prelevate dai volontari e accompagnate in una famiglia ospitante che non conoscevano e sono rimaste lì due tre giorni, giusto il tempo di riprendersi per poi partire in Italia con altri treni, messi a disposizione gratuitamente dai paesi Nato a tutti i rifugiati di guerra.

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Quindi, per arrivare in Italia, le quattro donne, hanno impiegato tre giorni, un giorno di sosta a Roma per fare il tampone. Perché, oltre alla guerra, c’è anche il covid.

“ Tre di loro sono ancora qui”- dice Aida “  “e non se la sentono di tornare, hanno paura di morire”.

Alexandra,  22 anni, sposata da poco, all’inizio ha tirato un sospiro di sollievo, in Italia si è sentita al sicuro e ha recuperato il sonno perso, ma dopo un mese ha iniziato a sentire forte la mancanza del marito rimasto a Kiev per lavorare e che si occupa della distribuzione dei viveri nei supermercati, un lavoro molto gravoso il suo, ma indispensabile per garantire la sopravvivenza di chi,  a Kiev, è rimasto.

“ Non è semplice per nessuno lasciare le case, gli affetti, affrontare viaggi così lunghi” spiega Aida e la gente vuole illudersi che la vita,  a Kiev, così come in tutta l’Ucraina, possa continuare tranquillamente senza lo spettro di Putin e dei suoi soldati. Anche Alexandra, prima di partire, ha rassicurato tutte dicendo che non avrebbe corso alcun pericolo, che tutto sarebbe andato bene, che a Kiev anche i centri commerciali sono aperti e che la gente vive normalmente. Ma proprio la sera in cui è partita, dice Aida, Putin ha bombardato la città.

Aida mi dice anche che il marito di Alexandra ha acquistato un’arma per difendersi e per proteggere sua moglie, dalla morte e dalle violenze sessuali.

E’ una guerra senza senso, questa, senza vinti e vincitori ma con morti male e sopravvissuti senza più sogni.

E Alexandra, prima di andar via, ha voluto lasciare un segno tangibile, un segno di speranza, un video realizzato da Roberto Leone con la partecipazione di Ester Annunziata e Caterina Rizzelli e la musica “We are all in the same dance” di Mauro Durante del Canzoniere Grecanico Salentino.

Si chiama “Noi siamo invincibili” ed è un invito ad ammettere a noi stessi che questo mondo possiamo cambiarlo, dobbiamo cambiarlo! E bisogna essere resilienti, senza indietreggiare di un solo millimetro!

Non dobbiamo mai pensare di doverci abituare alla guerra. Lo ha detto anche il Papa!

E come diceva Einstein, “la guerra non si può mai umanizzare, la guerra si può solo abolire”.

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