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Botte alla moglie costretta ad abortire due volte e alla figlia di 6 mesi: nei guai 31enne

SALENTO – Picchiava e maltrattava ripetutamente la giovane moglie costretta ad abortire per ben due volte per le botte ricevute arrivando a malmenare persino la figlioletta di 6 mesi. Un 31enne, residente in un comune del circondario di Otranto, è finito davanti alla giudice per le indagini preliminari Cinzia Vergine con le accuse di maltrattamenti in famiglia, stalking e lesioni aggravate. Nella mattinata di martedì 21 giugno si è svolta l’udienza preliminare. L’imputato, difeso dall’avvocata Francesca Conte, ha chiesto e ottenuto di essere giudicato in abbreviato che verrò discusso il 15 novembre. Si sono costituite parte civile la ex moglie, con l’avvocato Raffaele Colluto, e la bambina, con la curatrice speciale nominata dal Tribunale dei Minori.

Secondo le indagini, coordinate dal pm Luigi Mastroniani, il 31enne picchiava la donna ripetutamente in evidente stato di alterazione etichettandola come una poco di buono e accusandola di avere relazioni con altri uomini. La monitorava; la faceva seguire da un cugino ma poi, elemento più grave di tutti, picchiava più volte anche quando era in dolce attesa. Nell’agosto del 2017 appreso che la moglie fosse incinta di tre gemelli e convintosi irragionevolmente che la gravidanza fosse frutto di una relazione extraconiugale le chiedeva di eseguire il test del dna per accertare la paternità dei nascituri. E la picchiò in un modo così violento che a settembre la donna fu costretta ad abortire.

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Nel gennaio del 2018 un altro simile caso: calci e pugni da far perdere alla moglie l’aborto di uno dei due feti. E dopo la fine di un matrimonio così tormentato, avrebbe iniziato a molestare la ex moglie arrivando a minacciare il nuovo compagno con un falso profilo creato sui social.

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