Facciamo cose antieconomiche ogni giorno. E le ripetiamo (ogni giorno).

A sbagliare spesso sono gli imprenditori, che fanno reddito lavorando, ma potrebbero farne di più, lavorando meno. Ecco a cosa serve il controllo di gestione che è un’attività di guida indispensabile per il management aziendale, che contribuisce a migliorare ed efficientare strutture, come i reparti, il personale e tutte le risorse, correggendo spesso errori sia strategici e comportamentali ma anche di processo produttivo.

Non è obbligatorio per legge (non spaventatevi), ma quanto mai necessario strumento di government, monitoraggio e valutazione aziendale. E’ un modello adattabile a qualsiasi tipologia di azienda, liberi professionisti, artigiani e aziende industriali, piccole, medie e grandi.

Il controllo si divide in “fasi”: la pianificazione, l’attuazione, la verifica dei piani che sono stavi preventivati e dei risultati raggiunti e infine la correzione di eventuali errori.

Ecco gli strumenti più noti a disposizione di chi effettua il controllo.

Il “Budget”.

Il “controllo del budget” sostanzialmente è il confronto con quanto preventivato a livello di spese e ricavi di un esercizio, e quanto effettivamente raggiunto. Lo si può fare analizzando gli esercizi precedenti, oltre l’ultimo e si analizzano gli “scostamenti” delle voci economiche.

Il “Controller”.

Il “controller” è un amministrativo a conoscenza spicciola di tutta la struttura aziendale ed in grado di dialogare facilmente con tutti ed è preferibile che, sopratutto nelle grandi strutture, sia scelto dal personale interno e che abbia conoscenze non solo amministrative, ma anche economiche, informatiche e di gestione delle risorse tecniche ed umane.

Gli “indicatori”.

Gli indicatori resituiscono un valore alla fine del processo e sono utili agli stakeholder, cioè a tutti i soggetti interessati al controllo interno ed esterno alla struttura analizzata. Sono indicatori di efficacia quando indicano il rapporto tra risultato raggiunto e obiettivo prestabilito; di efficienza quando evidenziano il rapporto tra risultato raggiunto e risorse impiegate in termini di costo.

A conclusione del processo di controllo quindi riusciamo a:

– Determinare il confronto fra risultati a consuntivo e quelli preventivati a budget, scovando le cause degli scostamenti e individuando eventuali settori in perdita. Sapremo quindi dove e come intervenire.

– Misurare le prestazioni delle singole aree di responsabilità (introducendo la figura del Controller), scegliendo se incrementare la capacità produttiva interna o fare ricorso a collaborazioni esterne.

Quanto costa fare il Controllo di Gestione.

Poco, considerato che alla fine del processo avremo certamente considerevoli risparmi sia in termini economici che in termini di tempo. Se vogliamo realizzarlo dobbiamo mettere in conto il costo della consulenza, la formazione del personale e l’acquisto di un software che sia strumento per la corretta raccolta e gestione dei dati.

 

Marco Sponziello

Commercialista e Revisore. Docente e Pubblicista economico