Foto gentilmente concessa da "La Gazzetta del Mezzogiorno"

F.Oli.

LIZZANELLO (Lecce) – Indagine flash della Procura per l’omicidio di Gabriele Manca ucciso nel marzo del 1999 a soli 21 anni nelle campagne di Lizzanello. Il procuratore aggiunto Guglielmo Cataldi ha fatto notificare l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a Giuseppino Mero, 53enne, di Cavallino, Omar Marchello, 39enne di Lizzanello e Carmine Mazzotta, 44, di Lecce e Pierpaolo Marchello, 40enne originario di Lizzanello attualmente residente a San Benedetto del Tronto, quest’ultimo indagato a piede libero. Tutti e quattro rispondono di omicidio volontario aggravato dai motivi futili e abbietti e dalla premeditazione e porto abusivo di arma. Marchello, Mero e Mazzotta erano stati raggiunti agli inizi di dicembre da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere dove si trovavano già detenuti. Per Pierpaolo Marchello, invece, il gip ha rigettato la richiesta di arresto. Successivamente le misure sono state confermate dal Tribunale del Riesame che non ha ancora depositato le motivazioni. La Procura ha comunque pigiato forte sull’acceleratore chiudendo comunque le indagini. Il fascicolo, però, dovrebbe passare nelle mani di un altro magistrato.

Le indagini sono state condotte dai carabinieri del Ros di Lecce. Gli investigatori hanno risolto il cold case anche grazie alle testimonianze fornite dai collaboratori di giustizia tra cui Alessandro Verardi. Il cadavere del giovane fu ritrovato dopo venti giorni, il 5 aprile, nelle campagne fra Lizzanello e Merine, in contrada “Le Campore”. L’autopsia confermò due elementi. Il primo: il giovane venne ucciso lo stesso giorno della sua scomparsa; il secondo: i sicari gli spararono prima alle spalle e poi esplosero un colpo a distanza ravvicinata. Una lettera anonima consegnata al papà di Gabriele e gli elementi raccolti dai carabinieri orientarono le indagini verso Omar Marchello, indicato dagli investigatori come soggetto in ascesa nel clan egemone e figura di spicco a Lizzanello e Merine. Marchello – come riferito da testimoni e documentato dagli accertamenti – aveva un conto in sospeso con Gabriele Manca, soggetto dal carattere irascibile, una sorta di cane sciolto.

Nel corso di un litigio avvenuto in piazza, Manca ferì al volto Marchello con un taglierino. Non solo. Manca avrebbe definito Marchello “un infame” per averlo denunciato ai carabinieri quale autore del suo ferimento. In questo contrasto sarebbe maturato – secondo gli investigatori – il movente: Manca avrebbe pagato con la vita la insubordinazione e la irriverenza nei confronto di Marchello che tentava di imporre la sua supremazia criminale a Lizzanello. La sera dell’omicidio Manca sarebbe stato attirato in un tranello. Mero, con il preteso di favorire un chiarimento con Omar Marchello, avrebbe accompagnato Manca in campagna dove, però, lo avrebbero atteso i killer.

Secondo la ricostruzione dei carabinieri del Ros di Lecce, il giovane sarebbe stato affrontato da Omar Marchello e da Carmine Mazzotta che avrebbe esploso non meno di tre colpi di pistola calibro 7.62. Da allora Omar Marchello e Carmine Mazzotta avrebbero assunto un ruolo rilevante nelle frange della Scu leccese rimediando condanne per droga e mafia. Subito dopo l’ordinanza notificata agli indagati un teste chiave aveva ritrattato le accuse mosse contro Marchello nel febbraio del 2015 in un differente procedimento. In quell’occasione il teste aveva dichiarato di aver assistito ad un’aggressione di Marchello nella piazza di Pisignano nell’estate del 2011 in cui il 39enne avrebbe riferito ad un individuo che avrebbe fatto la stessa fine riservata a Gabriele Manca mangiato dai cani. Il passo indietro del teste gli è costato una denuncia. Gli indagati sono difesi dagli avvocati Giancarlo Dei Lazzaretti, Umberto Leo e Germana Greco.