F.Oli.

LEVERANO (Lecce) – La vendetta per la fine della relazione servita su un piatto freddo. Come ingredienti una presunta violenza compiuta dall’ex amante ai danni della colf. Ma era tutto falso. Tutto diabolicamente inventato. Con presunte complicità che avrebbero avvalorato il piano della donna “scaricata”. I protagonisti della vendetta sarebbero infatti caduti in contraddizione una volta in caserma per finire così nel registro degli indagati prima e sul banco degli imputati poi con l’accusa di calunnia. Per questa diabolica vendetta il giudice monocratico Maddalena Torelli ha condannato tre persone: 2 anni e 4 mesi sono stati inflitti a Giovanna Spedicato, 43enne di Veglie, l’amante “scaricata” e presunta mente del piano: 1 anno e 8 mesi sono stati inflitti a Maria Antonietta Conversano, 48enne, la presunta vittima dello stupro; 2 anni a Enrica Fema Re, 28 anni di Leverano, nelle vesti di presunta testimone della violenza. Per queste due imputate il giudice ha concesso la sospensione della pena e la non menzione. L’unica assoluzione (per non aver commesso il fatto) è stata accordata a Leonardo Fema Re, 52 anni, di Leverano, (difeso dall’avvocato Antonio Romanello), identificato come il presunto adescatore.

L’ex amante della donna si era costituito parte civile con l’avvocato Federica Musso e verrà risarcito in via equitativa con 2mila e 500 euro. La vicenda surreale, border line tra una puntata di una soap-opera e una sit-com se non fosse approdata in un’aula di Tribunale, risale al 15 ottobre del 2012. Ma per arrivare al giorno-clou bisogna fare più di un passo indietro. Tutto nasce dalla rottura della relazione sentimentale tra la Spedicato e il suo amante. Quest’ultimo, nel settembre del 2014, decide di interrompere la relazione. La Spedicato, seppur abbandonata, non si dà pace e incomincia a tampinare l’ex amante: telefonate, appostamenti, suppliche per riallacciare la relazione. Quando capisce che ogni sforzo risulterà vano, incomincia a ordire la sua vendetta coinvolgendo nel piano Leonardo Fema Re.

Questi è disposto a tutto pur di conquistare la donna della quale è fortemente invaghito. E così insieme tessono i fili dell’ordito per far arrestare il 40enne. Fema Re coinvolge sia la figlia, Enrica, sia la colf di casa, la Conversano. Il 14 ottobre si consuma la prima sequenza del piano. Fema Re chiama l’ex amante della donna e gli dice di passare il giorno dopo nei pressi della sua terra per recuperare uno scatolone. Così nella tarda mattinata del 15, la Conversano chiama il 112 e racconta, allarmata, che poco prima, mentre faceva dei servizi in casa di Fema aveva sorpreso un ladro in casa, che dopo aver messo a soqquadro l’intera mobilia, aveva cercato di violentarla. Le urla e l’arrivo provvidenziale della figlia di Fema Re l’avevano salvata dal peggio. I carabinieri della Stazione di Leverano accorrono in casa. Trovano la colf stesa sul divano, con la gonna sollevata mentre la Fema Re le applica una borsa del ghiaccio sul ginocchio, perché, nel tentativo di divincolarsi, aveva sbattuto ad uno spigolo. Tutt’intorno una confusione generale: la classica scena della “visita” dei topi d’appartamento. Tuttavia ai militari il caos appare sin troppo “ordinato”: gli oggetti sembrano siano stati come “poggiati” a terra e non lanciati.

Scatta comunque la caccia all’uomo e tutti gli indizi portano all’uomo Salice bloccato poco dopo. Accompagnato in caserma, però, fornisce un alibi. Ed è un “alibi di ferro”. Quella mattina si trovava a Campi così come confermano in caserma alcuni testimoni. A far saltare i piani della Conversano e dei suoi complici assoldati, infatti, emerge un imprevisto: un impegno di lavoro che trattiene la persona offesa e per i quattro, a quel punto, scatta una denuncia con l’accusa di calunnia. Tale ricostruzione è stata confermata in sede processuale. La parte civile, ascoltata in aula, ha confermato di aver ricevuto minacce dalla Spedicato dopo la fine della relazione (come l’incendio della sua auto) se fosse stato visto insieme ad altre donne. Nelle motivazioni contestuali depositate dal Tribunale, il giudice ha ritenuto assolutamente credibile la persona offesa, le cui dichiarazioni sono risultate lineari additando nell’astio e nel rancore serbato dalla Spedicato il movente che ha fatto scoccare la vendetta. Il collegio difensivo era completato dagli avvocati Donato Maruccia e Francesco Cazzato.