LECCE – Sull’uso pesticidi si è aperto un durissimo scontro tra due fazioni: quelli pro e contro il decreto Martina, che impone una iniezione brusca di fitofarmaci per bloccare la xylella. Oggi il senatore Pd, Dario Stefano si è schierato con Salvemini: “Sono anch’io dalla parte degli scienziati e non con i santoni o i complottisti”. Ma più a sinistra la situazione è diversa: il consigliere regionale, Ernesto Abaterusso è sul fronte del no.

“La decisione del Governo di imporre l’uso di alcuni pesticidi sta destando non poche preoccupazioni tra gli operatori del comparto agricolo pugliese. È inaccettabile che un settore chiave dello sviluppo pugliese debba subire decisioni simili che calpestano i dati epidemiologici, il territorio e con esso la sostenibilità e la tutela della salute dell’ambiente e delle persone. Art.1-Mdp/Leu sostiene la battaglia di chi, in maniera civile, sta disobbedendo a questa direttiva anche alla luce dei forti dubbi che permangono circa gli effetti positivi che l’uso dei pesticidi potrebbe recare nel contrasto al batterio della Xylella fastidiosa e della decisione dell’Ue di vietare l’utilizzo di alcune di queste sostanze.

Chiediamo pertanto al Governo di fare un passo indietro e di attivarsi per correggere le misure fitosanitarie più critiche e devastanti per l’agricoltura salentina, già di per sé martoriata, e la tutela della salute delle persone. Quello di cui la Puglia e il Salento hanno bisogno sono serie e concrete politiche volte al contrasto della batteriosi, un corretto e produttivo utilizzo dei fondi finalizzati alla lotta alla Xylella e incentivi per sostenere le imprese in difficoltà. Solo così si potranno costruire serie prospettive di sviluppo. Il governo regionale superi ogni indecisione e sia fattivo nell’affrontare con impegno queste problematiche”.

 Dello stesso tenore le dichiarazioni su facebook senatore del Partito Democratico, Dario Stefàno : “Dalla vicenda Xylella abbiamo ancora tanto da imparare. Come cittadini, come politici, da rappresentanti delle Istituzioni. Forse stiamo ancora elaborando il lutto e ci ostiniamo a voler piantare bandiere che rappresentano, purtroppo, solo “successi” vacui. E, mentre si continua a discutere su cosa è meglio fare, spesso senza competenza, il vero nemico – il patogeno da quarantena che ha colpito la Puglia – continua inesorabilmente la sua avanzata. Nessuno di noi è purtroppo in grado di definire cosa è meglio fare al cospetto di un batterio che gli scienziati di tutto il mondo non sono riusciti ancora a combattere.

“Dopo il fronte degli ambientalisti – si legge nel post – quello dei complottisti, dei cantanti e degli attori, delle sedi giudiziarie e dei politici risolutori o delle inutili task force, ora si è aperto anche quello dei sindaci che si oppongono all’unico rimedio possibile di lotta, quella al vettore che diffonde la malattia. Io sono con Carlo Salvemini che ha saputo assumersi la responsabilità di non opporsi perché occorre rispettare la legge e seguire la strada tracciata dalla scienza. Non ho certamente la pretesa di indicare una ricetta “miracolosa”, ma credo anch’io che per contrastare la Xylella, con la quale purtroppo dobbiamo imparare a convivere, serva affidarsi al buon senso e siano necessarie tre cose: fiducia nella scienza e nelle Istituzioni “competenti” a decidere; una pacificazione sociale: non serve essere gli uni contro gli altri in una battaglia improba per affermare proprie tesi miracolose. Occorre grande impegno, invece, nel ricostruire un senso comune di collettività: il nostro territorio è ferito, è vero, ma dobbiamo tornare subito a lottare facendo squadra, tornando uniti; idee, supportate scientificamente e accompagnate da risorse finanziarie adeguate, per attuare gli strumenti di contrasto, alleviare le sofferenze di agricoltori e vivaisti, dare un futuro all’agricoltura pugliese e al suo patrimonio paesaggistico, così duramente colpiti nel loro simbolo millenario, l’olivo.

Anche perché – conclude il Senatore – l’UE sembra intenzionata a far ripartire la procedura d’infrazione contro il nostro Paese, chiedendo l’intervento della Corte di Giustizia”.

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