Di salvezza o di perdizione il viaggio? Un dubbio da porsi, leggendo “Viaggio salvatico” di Gianpaolo G. Mastropasqua, pubblicato da Fallone Editore, all’interno della collana diretta da Michelangelo Zizzi, “Il Drago Verde”. Sezione questa dedicata ai migliori poeti contemporanei. È l’aristocrazia della poesia e del suo essere radice, scrive Zizzi, e conoscendo la poesia di Mastropasqua si può certamente annoverarlo tra i migliori poeti del momento.

Geniale, creativo, folle, incline al dubbio solo per arrovellare quell’attimo che diventa certezza, selvatica. Gianpaolo Mastropasqua è innamorato del selvatico, lo segue, insegue, ci vive con tutta la sua primitiva anima. Si viaggia nel libro e tra i versi ci si arrampica, si emerge, e si pesca in solitaria solitudine.

La silloge si apre e si chiude con un coro, in similitudine con la tragedia greca, la poesia assume peculiarità da origine del mondo, un ‘Eden’ distorto, immagini nitide di atmosfere che tentano il salto, superando il metafisico. Una terminologia ricercata, il libro di Mastropasqua “è un palcoscenico cosmico, uno spettacolo metamorfico di chi diviene corteccia e carta, poi falena, infine una pagina di cenere con due occhi di foglia”; questo scrive Giuseppe Conte nella prefazione.

E infatti, si legge: “L’antico ragazzo fiutò la piazza per correre / incanalò il palo di folla e impallidì/ tutti erano rimasti indietro accecati: / cominciò a muovere i pedali come petali / ora a folle, ora dosando il gas con mestiere, / quando superò le case e afferrò l’arrivederci” (p. 25); e ancora: “Cava ombra era la madre privata / assassinata a pochi passi dal cuore / un sorriso nero e bellissimo, una fenditura / per intravedere le farfalle fonetiche” (p. 46). La singolarità dei versi costruiti ad arte concorrono a viaggiare, non certo seduti comodi in prima classe, ma col fiato sospeso e a piedi scalzi, con l’attesa di un imprevisto che sparigli il già visto. Inoltre, il viaggio è della mente alle volte sedata altre in preda a spasmi famelici: caratteristiche che Mastropasqua conosce bene come psichiatra. All’arguta parola, l’incipit della musica e il ritmo svelano al lettore l’andamento da seguire. Ci si muove con un adagio limbico, un allegro variabile, sino a seguire le pavane; e allora, danzando si giunge ad una destinazione, sempre provvisoria.

Viaggio salvatico” di Gianpaolo G. Mastropasqua è il tutto, ma anche il contrario, è la vita alla quale lo stesso chiede di fermarsi: “Vita stai ferma e sorseggia la vita / dormi nella lurida veglia degli elementi / ora che tutto migra nella cava frescura / ora che il verbo ritorna alle montagne / … / vita stai ferma e sorseggia vita” (p. 94).

Non è opportuno tenere confronti, forse, ma balena nella mente il modo articolato e puntiglioso di scrivere poesia alla maniera di Antonio Verri, sebbene risuonino le atmosfere calde e asfissianti sud americane, volteggiando poi, si giunge a Dario Bellezza e “la frittata è fatta”, scrive Bellezza riferendosi all’amore ed è tutto qui, nell’amore, nell’incontro tra sguardi, nello smarrirsi e ritrovarsi, è proprio qui che si incontra la poesia di Mastropasqua, nel “Viaggio salvatico” senza fine.

 

Alessandra Peluso