F.Oli.

Una foto di Dalila

CERFIGNANO (Lecce) – Si avvia verso l’archiviazione l’inchiesta su uno dei fatti di cronaca più gravi avvenuti negli ultimi anni nel Salento relativo alla morte di Dalila Coluccia, la ragazza di 21 anni, originaria di Cerfignano (frazione di Santa Cesarea Terme), deceduta in un rave party nell’ottobre del 2013. Il sostituto procuratore Francesca Miglietta, titolare del fascicolo, ha inoltrato già da tempo all’ufficio gip la richiesta di archiviazione della posizione di tre giovani, residenti tra Minervino, Castrignano dei Greci e Ceglie Messapica (comune quest’ultimo della provincia di Brindisi) iscritti nel registro degli indagati con l’accusa di cessione di sostanze stupefacenti e morte come conseguenza di altro delitto in concorso.

Le lunghe e complesse indagini, condotte dagli agenti della Squadra Mobile, non hanno consentito dopo ascolti, accertamenti tecnici sul telefonino della giovane vittima, acquisizioni di dichiarazioni degli amici della ragazza con cui aveva trascorso la serata e di altri giovani presenti alla festa, visione di video e filmati, di risalire ai responsabili del decesso della giovane morta per i gravi danni causato da un micidiale cocktail di droga e alcool. Gli accertamenti, dopo varie proroghe, si erano focalizzate anche su profili di altri ragazzi i cui nomi, di fatto, non sono mai confluiti nel fascicolo.

La vicenda salì alla ribalta delle cronache locali e nazionali. La sera del 13 ottobre del 2013 Dalila era arrivata in macchina nei pressi di un casolare abbandonato in località “Pozzo Antico” lungo la strada provinciale che collega Lecce con la marina di Torre Chianca per trascorrere una serata in compagnia dei propri amici funestata dalla probabile assunzione di droghe. Un potenziale miscuglio di droga e alcool avrebbe irrimediabilmente destabilizzato e infiacchito nel corso della lunga notte il fisico della giovane. La 21enne cadde per terra. Probabilmente i soccorsi non furono allertati in maniera tempestiva. Più di qualcuno si sarebbe allontanato per paura di essere identificato. La giovane venne comunque trasportata presso l’ospedale “Vito Fazzi” dove lottò tra la vita e la morte per quattro lunghi giorni prima di spegnersi in un letto del reparto di rianimazione.