di Manuela Marzo

LECCE –  Chiesa Sant’Antonio al Fulgenzio – «La Regola e la vita dei Frati Minori è questa, cioè osservare il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo, vivendo in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità» queste sono le parole che sintetizzano la scelta di Francesco d’Assisi, questo hanno chiesto fra Antonio Mattia di Trepuzzi e fra Franco Rodio di Massafra, ieri sabato 6 ottobre 2018, consacrando la loro vita a Dio, mediante la professione solenne nell’Ordine dei frati minori, nelle mani del ministro provinciale fra Alfonso Polimena.

Con la voce commossa di un padre, fra Alfonso Polimena ha sottolineato il senso e il significato di una scelta che non si cristallizza in una data, ma è per sempre: non un contratto a tempo determinato, ma per sempre frati minori «La professione solenne – continua il ministro – giunta dopo aver maturato, in un attento e impegnativo discernimento in un cammino formativo, il proposito di donare la vita al Signore e di rendersi pronti e disponibili al servizio per i fratelli, è in stretta relazione con la fede, all’interno della quale la scelta acquista il suo vero senso e il servizio la giusta modalità. Sarà una vita vissuta tra fede e fedeltà: la fede motiva e sostiene, la fedeltà rende concreti un proposito e un impegno. Abramo, padre nella fede, ha risposto ad una chiamata in maniera incondizionata. La parola di Dio lo ha messo dinanzi ad una novità che ha riguardato lui, la sua famiglia e la sua storia. Mettendosi totalmente in gioco con un sì iniziale e poi con tanti altri sì, detti e fatti, ha reso possibile una nuova terra, una nuova generazione e una nuova modalità di relazione».

La vita con Dio non è una collezione di esperienze significative o un collage di momenti importanti, non si esaurisce in un cambio d’abito o di atteggiamenti, ma coinvolge l’esistenza nella sua totalità. La sequela di Gesù non è un’esperienza fra le tante, ma una libera scelta di vita che esige una disponibilità assoluta: lasciare il padre e la madre, i fratelli e le sorelle, la propria terra è un compito che dura tutta la vita, fidandosi soltanto di Dio. Il sì detto una volta, anche in maniera solenne, richiede fedeltà nella vita con Dio, nella Chiesa, nella propria vocazione di frati minori.

Con queste parole il ministro provinciale ha accolto Antonio e Franco nella fraternità.

Qui metterebbe il punto di fine il cronista.

Però, riavvolgendo un attimo il nastro, l’immagine si blocca nell’istante della professione solenne. È certamente vero che chi scrive dovrebbe essere imparziale e impersonale e, con le dovute distanze emotive, raccontare un fatto.

Tuttavia questo non è semplicemente un fatto, ma è una scelta piena di un storia lunga ottocento anni ed anche più. La storia di un ragazzo, Francesco, che si ‘spogliò’ di tutto, sino a scegliere di morire nudo sulla terra nuda, vivendo da parvulus, da minore tra i minori e con i minori.

In questa identità cristiana si innesta la scelta di Antonio e Franco.

Francesco d’Assisi era certamente lì: lo si immagina sull’altare, “fa un cerchio di cenere sul pavimento tutto attorno alla sua persona e il resto lo cosparge sulla sua testa”. Tutti ad aspettare con l’animo colmo di stupore, ma Francesco rimane immobile e in silenzio. All’improvviso, sorprendendo come sempre, guarda Antonio e Franco e anziché un discorso inizia a recitare il salmo Miserere. Finito, frettolosamente va via. Su quell’altare ci sono ancora i due frati circondati dall’abbraccio circolare dei fratelli lì presenti: sulle parole di quel Miserere scriveranno la loro storia, secondo la ‘forma del santo Vangelo e sui passi di Francesco d’Assisi.

Il CorriereSalentino ha partecipato a questo momento né per diritto di cronaca né per dovere, ma semplicemente per la condivisione sentita e commossa di un importante momento, non per in-formare, ma per comunicare il significato nel nostro tempo di una scelta forte, per alcuni versi ancora paradossale, per altri controcorrente, sempre e comunque coinvolgente e provocatoria, perché è una scelta che interpella tutti noi.

In occasione della solennità di san Francesco del 04 ottobre, fra Michele ha raccontato di Marta, una sorella terziaria di Brindisi, professa sin dal 1946 e deceduta quest’estate, che amava sempre parlare del “pizzico di san Francesco”. Che quel ‘pizzico’ continui a solleticare la vostra vita, contagiando la nastra! Buona cammino a fra Antonio, a fra Franco e ai frati minori del Salento!