F.Oli.

SQUINZANO (Lecce) – Ha confermato in circa un’ora e mezzo le toccatine subìte in un’ascensore per mano di un collaboratore scolastico. Si è svolto in mattinata l’incidente probatorio di una 18enne di Squinzano (all’epoca dei fatti ancora minorenne) vittima di palpeggiamenti in un istituto scolastico del paese nord salentino. All’ascolto, davanti al gip Carlo Cazzella, erano presenti anche il sostituto procuratore Stefania Mininni insieme agli avvocati di parte e allo stesso indagato. La ragazza, senza l’ausilio di psicologi perchè ormai maggiorenne, ha raccontato quanto accaduto il 13 gennaio in un istituto scolastico del paese confermando la versione fornita davanti ai carabinieri in sede di denuncia. Ha riferito di aver incrociato il collaboratore mentre scendeva le scale per raggiungere il piano terra e prendere così una merendina dalle macchinette. Il presunto molestatore l’avrebbe trascinata in ascensore fidandosi dell’uomo che conosceva. Nell’ascensore, però, l’uomo avrebbe avanzato delle lusinghe e allungato le mani sulla giovane studentessa. Acquisite le dichiarazioni della persona offesa il pubblico ministero dovrà ora tirare le somme con due opzioni: archiviare il procedimento o chiudere le indagini, preludio per una successiva richiesta di rinvio a giudizio.

La vicenda, denunciata e confermata davanti a un giudice, ha poi riservato un sequel inatteso. Di quanto accaduto a scuola sarebbe venuto a conoscenza il padre della ragazza che avrebbe “vendicato” la figlia mesi dopo. Il 21 maggio per l’esattezza quando il bidello sarebbe stato agganciato per strada in sella alla sua bicicletta, tamponato e poi picchiato a sangue a suon di bastonate dal padre della studentessa. Colpi talmente violenti che il collaboratore scolastico fu immediatamente accompagnato presso il pronto soccorso dell’ospedale “Vito Fazzi” dove i medici gli applicarono complessivamente 175 punti di sutura su varie parti del corpo.

A quel punto sono scesi in campo i carabinieri della stazione di Squinzano, guidati dal luogotenente Giovanni Dellisanti, che hanno avviato le indagini per risalire all’identità dell’aggressore e al movente di quel brutale pestaggio. Il padre della ragazza (difeso dall’avvocato Fiorindina De Carlo) è stato immediatamente denunciato con l’accusa di lesioni personali aggravate e ha rischiato anche l’arresto per la gravità delle ferite. Lentamente la ricostruzione sull’aggressione si è incrociata con quanto accaduto mesi prima a scuola. Sono state acquisite le dichiarazioni della studentessa e del padre che hanno consentito di fare piena luce sulla vicenda. Un’informativa è stata così incartata e spedita in Procura e, sulla base del materiale investigativo finora acquisito, è stato aperto un fascicolo d’indagine in cui compare come indagato il nome del bidello assistito dall’avvocato Paolo Spalluto.