Flavio Carlino, Dottore Commercialista e Avvocato a Racale

Si, perché quando Monti si insediò a Palazzo Chigi, nel 2011, l’unica idea che agli italiani venne propinata del nuovo Governo era quella della sua necessità e chiunque accennava ad un ragionamento differente veniva etichettato quale complottista. Eppure, era sufficiente navigare sul web, leggere qualche documento e fare quattro conti per rendersi conto che qualcosa non quadrava. La Goldman Sachs si serviva delle maggiori banche europee per speculare, in particolare in Italia, attraverso la vendita di miliardi di titoli di Stato, facendo così lievitare i tassi d’interesse con tutto ciò che ne derivò. Il disegno di un’Europa in mano al potere capitalistico prendeva sempre più forma a discapito delle nazioni. Il gioco sporco era da poco  cominciato e già aveva provocato danni incommensurabili. Anzi, a dire il vero, i primi tentativi di gioco sporco vi furono già con l’ultimo Governo Berlusconi. Dagli ambienti parlamentari trapelò la notizia che molti, diciamo, “Onorevoli” erano stati costretti a dare il loro sostegno ad un nascendo Governo di sinistra da una delegazione della Troika, nonostante fosse ancora in carica il Governo di Berlusconi.  Altro colpo di Stato: la Troika si sostituisce al Presidente della Repubblica e inizia le consultazioni con un Governo ancora in carica. Si trattava di una nuova “avanzata dell’esercito rosso”. Fu così che il Parlamento, oramai divenuto sordo e cieco, cominciò a votare qualsiasi cosa, ufficialmente per la paura di non ottenere il plauso dell’opinione pubblica, di fatto per effetto “dell’ansia da perdita di potere”.

Il Professore, secondo in ordine di apparizione sulla scena politica italiana rispetto a Romano Prodi, che dapprima venne nominato Senatore a vita e, dopo tre giorni, Presidente del Consiglio, da Re Giorgio (Napolitano), iniziò la sua crociata con le armi del potere finanziario e della élite filantropica svuotando il Parlamento di ogni funzione attraverso la sistematizzazione del voto di fiducia. Un po’ come fece l’ultimo Re d’Italia quando portò il Paese alla Prima Guerra mondiale.
Convintissimo burocrate europeista, membro dell’unica Commissione Europea costretta alle dimissioni in blocco, Mario Monti si rivelò essere il rappresentante delle lobby dei potenti che, per interessi personali, si prefiggevano lo scopo di costruire gli Stati Uniti d’Europa. Una vera e propria missione alla quale Monti, di li in poi, si dedicò anima e corpo.

Il modello da emulare era quello degli USA, ma il progetto era ambizioso, perché, mentre quello americano era partito dal basso e con un processo squisitamente democratico, il progetto europeo ha sempre avuto una vocazione elitaria, nato all’insaputa dei popoli nazionali e spesso contro la loro  volontà. Un obiettivo da perseguire non nel nome del popolo italiano, ma in nome di organizzazioni sovranazionali legate da interessi economico-finanziarie e, secondo Monti, i momenti migliori per la piena realizzazione del progetto erano quelli di crisi, perché in quei momenti, per definizione, si realizzavano importanti “cessioni di parti di sovranità nazionali”. Come dire che la costruzione dell’Europa doveva attuarsi attraverso la totale distruzione delle sovranità nazionali e che ciò poteva avvenire esclusivamente causando profonde e irreversibili crisi economiche.

Si concretizzava quanto previsto nel documento Bilderberg nel 1958, cioè prendeva corpo il controllo delle democrazie attraverso i bilanci pubblici. E se il progetto era questo, ecco spiegata la sequela di manovre finanziarie caratterizzate da modelli di austerità degni dei peggiori periodi appartenenti alla storia dei popoli. Modelli incomprensibili, paragonabili ad un ultimo respiro per le economie dei singoli Stati.

In altre parole, per la realizzazione del progetto degli Stati Uniti d’Europa, secondo il Professore, la condizione necessaria era un permanente e profondo stato di crisi.

Ma spero che tutto ciò sia stato interrotto. Spero!

Flavio Carlino

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