di Manuela Marzo

Lecce – Il 6 febbraio 1982, mentre pregava ai piedi della Vergine nella basilica del Rosario di Lecce, moriva mons. Ugo De Blasi. Un sacerdote e un uomo di una profonda spiritualità, di una indescrivibile sensibilità che ha lasciato segni forti nella memoria di chi lo ha conosciuto. Segni che richiamano una vita santa e che hanno reso possibile, il 6 febbraio 2001, l’apertura nella diocesi di Lecce del processo per la causa di canonizzazione, tuttora in corso.

Un sacerdote riservato, a tratti timido. Per chi lo ha frequentato amorevole e disponibile, totalmente dedito al prossimo. L’umiltà il suo distintivo.

Il recente anniversario della sua morte e la pubbliczione di una raccolta di suoi scritti dal titolo “Maria Madre di Dio e modello di vita cristiana” curata dalla professoressa Lilia Fiorillo e presentata dall’arcivescovo Michele Seccia, rendono possibile l’approfondimento di una figura singolare della comunità leccese, patrimonio spirituale e culturale della nostra terra.

«Non ho conosciuto personalmente Mons. De Blasi, ma le testimonianze ancora vive tra i miei confratelli sacerdoti e tra tutti coloro che ne hanno condiviso il luminoso passaggio su questa terra, insieme con la lettura degli scritti che ci ha lasciato, mi hanno permesso di apprezzare le indiscusse qualità umane, culturali e spirituali del servo di Dio, costante e autorevole punto di riferimento per la Chiesa locale», precisa l’arcivescovo nella prefazione del testo.

Ugo De Blasi, quinto di sette figli, nacque   il 13 settembre 1918, in una casa che i genitori, Nicola, artigiano, abile nella pittura decorativa e Oronza De Marianis, casalinga, avevano preso in affitto nel centro storico di Lecce, in via Antonio Galateo al n. 10. Morto prematuramente il padre nel 1925, la sua educazione fu affidata alle suore  di Carità dell’Immacolata Concezione di Ivrea che lo accolsero, sin dall’età di quattro anni, nella scuola materna  ‘S. Saraceno’, preparandolo alla  prima Comunione e alla Cresima. Nell’ottobre 1928 entrò nel Seminario diocesano, trasferendosi, nel 1934, nel Pontificio Seminario Regionale “Pio XI” di Molfetta, dove frequentò il corso liceale e quello teologico. Fu ordinato sacerdote il  20 luglio 1941 dal vescovo Alberto Costa nella Cattedrale di Lecce. Tanti gli incarichi svolti, dal confessionale alle cattedre affidategli, nel primo ventennio di vita sacerdotale. Il 1° gennaio 1975 fu nominato vicario episcopale e, due anni dopo, il 1° aprile 1977, vicario generale. La sua esistenza si concluse improvvisamente all’età di 64 anni, la mattina del 6 febbraio 1982, mentre recitava il rosario inginocchiato ai piedi dell’immagine della Vergine del Rosario nella basilica di San Giovanni Battista (per approfondimenti: www.donugodeblasi.org).

Oggi è dato conoscerlo attraverso i suoi scritti, di fatto appunti, annotazioni su foglietti spesso di carta riciclata. Così come ha di recente affermato mons. Fernando Filograna, vescovo della Diocesi Nardò-Gallipoli, “don Ugo non ha scritto libri per poterne leggere il pensiero, ma ha lasciato tracce nel cuore delle persone”. Dalle raccolte di scritti è evidente   come don Ugo fosse sacerdote fino in fondo, totalmente dedito alla preghiera costante. In un mondo che fuggiva il silenzio e la contemplazione, trovò presso il Santissimo Sacramento e ai piedi della Vergine Maria la forza e l’ispirazione per una vita che lo ha reso santo agli occhi dei suoi amati concittadini leccesi.

Mons. Ugo De Blasi, dal sorriso rasserenante, dallo sguardo cordiale, dai modi semplici ed umili, ma sempre accoglienti e confortanti, amante della  semplicità e della povertà, ,  il sacerdote dalle scarpe bucate, come quelle che indossava quando morì,  è la chiara espressione della ‘santità della porta accanto’ di cui parla Papa Francesco nell’esortazione apostolica “Gaudete et exsultate”: «Questa è tante volte la santità ‘della porta accanto’, di quelli che vivono vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio».

“Son convinto che le apparenze ingannano: gli uomini cercano sacerdoti autenticamente tali e pienamente uomini, che non si riducano a parlare di Cristo, ma che vivano di Lui, che siano testimoni elargitori di una vita diversa da quella terrena”  don Ugo De Blasi