di Manuela Marzo

Lecce – “L’emozione non ha voce”, ma spesso ha la forza di penetrare la nostra pelle, di toccare i cuori, di farli vibrare, palpitare, commuovere. Questo è successo ieri sera nella Chiesa S. Antonio al Fulgenzio di Lecce grazie alle continue e profonde iniziative su tutto il territorio dei frati minori della provincia di Lecce.

La giornata dedicata ai testimoni dell’oggi e di ieri, frati minori “Fra la gente”, è  data da un’occasione, così come chiarisce nell’apertura fra Paolo Quaranta, vicario provinciale, della memoria di due eventi significativi che hanno lasciato tracce indelebili nella storia mondiale l’uno, nella storia della terra salentina, l’altro. 800 anni fa l’incontro tra Francesco d’Assisi e il sultano Al-Kamil, in Egitto, in tempo di guerra, per creare dialogo e costruire la pace; il 9 febbraio del 1955 il pio transito di fra Giuseppe Michele Ghezzi e 40 anni fa la traslazione del Venerabile dal cimitero di Lecce al Fulgenzio, dove oggi riposa o, meglio, ‘vive’ ancora. Il padre Francesco e fra Michele Ghezzi testimonianze vere e autentiche di condivisione e di annuncio del Vangelo tra la gente, tutta la gente, senza distinzione di titoli, colori, appartenenze. Come strumenti soltanto un paio di sandali, il più delle volte sfondati e, talvolta, una bisaccia.

Punto di incontro e di congiunzione dei due momenti un frate minore, Ibrahim Alsabagh, parrocco ad Aleppo. Nato a Damasco, dopo gli studi di dottorato a Roma, torna in terra siriana, tra la sua gente rispondendo ad una chiamata, senza certezze, ma forte della sua fede e della scelta  francescana che caratterizza la vita, essere minore tra gli ultimi. Fra Ibrahim ha scelto di vivere ad Aleppo, una città  che lascia senza parole, che imprime nella mente immagini di soldati e di macerie, come dal racconto dell’esperienza in questa terra di fra Francesco Zecca, coordinatore nazionale giustizia, pace e integrità del creato.

Fra Ibrahim, testimone di una guerra  che ha sconvolto la Siria per otto lunghi, lunghissimi anni, che ha  sperimentato l’orrore rimanendo ad Aleppo con la sua piccola comunità di appena quattro frati, sotto i bombardamenti che hanno seminato  paura e morte,  creato ferite, difficili da rimarginare nella psiche di tanti ragazzi, è oggi  testimone della  fede cristiana  che semina speranza, sempre, anche nei luoghi più bui e  persino nei momenti più inspiegabili della storia.

Il Fulgenzio gremito di gente in ascolto. Silenzioso e attento. Incredulo a volte. La testimonianza di questo giovane frate ha dato un’identità alle emozioni che attraversavano la parrocchia francescana: emozioni che si sono vestite di volti segnati, di sguardi attoniti, di cuori dal battito incontrollabile al boato dei bombardamenti. Volti di persone e non di numeri, di anziani fiaccati dalla guerra, di padri disarmati, di ammalati, adulti e bambini, senza possibilità di cure. Eppure su quei volti, nella loro disperazione, calpestando quelle macerie e toccando le ferite sanguinanti di quelle anime, fra Ibrahim ha sperimentato, toccato, sentito, vissuto il vero volto di Gesù Cristo. Da qui parte e si genera il desiderio di pace, la speranza della rinascita. Autore di due libri “Un istante prima dell’alba. Siria. Cronache di guerra e di speranza da Aleppo” e “Viene il mattino. Siria. Riparare la casa, guarire il cuore”, per dare voce ad una guerra ‘invisibile’, ai margini dalle tante acclamate emergenze. Un appello a chi ascolta e a chi legge. Non si possono attendere soluzioni dagli altri. La risposta è in noi: nella nostra fede, che è donazione d’amore. In ogni momento della storia. Per ogni uomo.