LECCE – Il primo dei quattro impegni di questo difficile finale di campionato è stato superato alla grande. Soffrendo sì ma meritato senz’altro. Era considerato uno snodo importante perché Perugia rappresentava un ostacolo di grande difficoltà e Brescia e Palermo usufruivano di un turno casalingo, ma tutto si è risolto al meglio con il Palermo che ha lasciato per strada due punti, per lui preziosissimi, in modo imprevedibile consentendo al Lecce di inseguirlo con un animo diverso.

La vittoria con il Perugia, oltre a rimpinguare di tre preziosissimi punti la classifica, è servita a riproporre un Lecce vincente fuori casa, a dare una ulteriore consapevolezza sul valore della squadra, a sfatare il “mito” della imbattibilità del Perugia nei confronti diretti durata la bellezza di 71 anni. Sono contento, in particolare, per il mio amico Vittorio che da tempo chiedeva questo risultato a tutta la squadra ricevendo dal tecnico la promessa che ci avrebbero provato. Ebbene, missione compiuta alla grande! Onestà vuole che si dica che non sono state tutte rose e fiori, ma ci sono state delle difficoltà superate alla grande con prestazioni di livello da parte di alcuni elementi chiave.

Al primo posto è doveroso mettere Vigorito autore di alcuni interventi quasi miracolosi ma, dopo di lui, la ribalta tocca a La Mantia e Falco, autori delle reti ed a Meccariello, criticato in alcune circostanze, ma ieri impeccabile nella inedita posizione di terzino fluidificante. Ma ieri abilissimo è stato il direttore d’orchestra, cioè Liverani, che ha saputo porre rimedio ad alcune pesanti assenze in difesa, con le impreviste mosse dello spostamento di Meccariello a destra, con l’inserimento di Riccardi al centro, buona partita la sua! e con lo spostamento di Venuti sulla sinistra, zona nella quale ne ha risentito parecchio. Questo assetto di fatto ha imposto al Lecce un assetto guardingo nella prima mezz’ora tanto da non aver sbocchi sufficienti in attacco. Ma quando i terzini hanno cominciato a spingere ed arrembare, si è spostato il baricentro del gioco più avanti, sono cresciuti Falco e Mancosu, ha cominciato a far girare bene la palla Panagiotis, è cresciuto La Mantia ed il Lecce è tornato quello che ormai conosciamo da tempo, cioè la squadra che pratica la più armonica geometria calcistica della categoria. E’vero che, quasi a fine patita, il Perugia ci ha fatto quasi tremare, ma chi è colpa del suo mal, pianga sé stesso, detto questo, che tante volte abbiamo dovuto ripetere a Lecce dopo aver perso tanti punti che non vorrei che adesso dovessimo rimpiangere.

Adesso a noi mancano 9 punti per fare il pieno ma, non scordiamoci, che al Palermo non bastano 9 così come non ne bastano 10. Deve farne per forza 12 per poter arrivare a pari punti e spuntarla, dal momento che, a parità di punti ed avendoci battuti in entrambi gli scontri, la classifica lo premierebbe.

Ci permettiamo di gufare sperando che il Palermo lasci ancora qualche punto per strada, fermo restando il fatto che noi si debba vincere sempre. Intanto godiamoci questo primo passo attendendo il Brescia a piè fermo.

Mario La Mazza