F.Oli.

LECCE – Avrebbe molestato più volte la figlia della convivente costretta in una circostanza a consumare un rapporto sessuale completo con quell’uomo che avrebbe dovuto fungere da padre e che, invece, si sarebbe rivelato un molestatore seriale. L’ennesima storia di presunti abusi su minori in famiglia si chiude con un verdetto di condanna: 8 anni di reclusione con l’accusa di violenza sessuale continuata e violenza sessuale aggravata sono stati inflitti ad un 49enne di Lecce nel processo che si è celebrato con il rito abbreviato davanti al gup Sergio Tosi. La sentenza non si è discostata dalla richiesta di 7 anni e 4 mesi invocata dal pubblico ministero di udienza Stefania Mininni.

L’imputato è stato condannato ad una serie di pene accessorie: interdizione in perpetuo dai pubblici uffici, da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, alla curatela e all’amministrazione di sostegno e da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado nonché da ogni ufficio o servizio in istituzioni o in altre strutture pubbliche e private frequentate prevalentemente da minori. In più il giudice ha disposto una provvisionale di 40mila euro per la ragazza, di 10mila per la madre e di 5mila per il padre assistiti dall’avvocato Alessandra Viterbo.

Secondo le indagini sfociate in un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari (nonostante il pm avesse chiesto il carcere) l’uomo avrebbe abusato della ragazza all’epoca dei fatti di soli 12 anni dal 2014 fino a luglio del 2016. Gli episodi si sarebbero consumati, prevalentemente, di notte. Palpeggiamenti, toccatine e in un caso persino un rapporto sessuale completo così come accertato da una visita ginecologica. Un vero e proprio abominio.

Gli abusi sarebbero emersi quasi per caso. La ragazzina raccontò il segreto che aveva nascosto per mesi su un diario alla madre nel corso di una serata. Immediatamente la madre e la figlia abbandonarono l’abitazione chiedendo l’intervento del 113. Sono così scattati gli accertamenti. Le accuse sono poi finite al vaglio di un gip nel corso di un incidente probatorio. E proprio sulla mancanza di credibilità delle dichiarazioni fornite dalla persona offesa si è soffermata la difesa dell’avvocato Luigi Rella che aveva chiesto l’assoluzione del proprio assistito. Non appena saranno depositate le motivazioni, il legale potrà presentare ricorso in Appello. Per il gip, invece, così come scriveva nell’ordinanza di custodia cautelare la spontaneità delle dichiarazioni e la loro attendibilità non poteva essere messa in discussione in mancanza di ragioni di odio o di avversione nei confronti dell’allora convivente della madre.