Flavio Carlino, Dottore Commercialista e Avvocato a Racale

La tristezza mi pervade quando scopro che un’azienda italiana ogni due giorni cade in mani straniere. Alcuni casi sono fin troppo noti, ma la maggior parte, ahimè, passa inosservata. Così, nell’anonimia più assoluta, non soltanto continuiamo a perdere i grandi marchi della moda, le aziende alimentari, chimiche, meccaniche, le banche, le comunicazioni, ecc., ma stiamo perdendo anche il meglio delle nostre micro aziende, quelle nate nei garage di provincia che hanno resistito ad ogni crisi fino a divenire, in alcuni casi, leader mondiali nel loro settore. I nostri veri tesori, insomma, il tessuto produttivo che ha “campato” l’Italia.

Ma ora, una alla volta, stanno passando agli “invasori”. Si, perché i nuovi proprietari stranieri non li vedo padroni, ma predoni. Prendono i contratti e fuggono, ma, ciò che è peggio, prendono il know-how e fuggono. Così la creatività italiana finisce in mani straniere e l’Italia, a breve, non sarà più italiana.

La cucina è indiana, thailandese, cinese o giapponese e, quandanche rimane italiana, chi cucina è egiziano piuttosto che tunisino o pakistano; e per dare una “global sensation” al piatto, s’inventano il gourmet anche per un fantastico piatto di carbonara al guanciale e pecorino romano o di amatriciana, gli spaghetti non saranno più al dente e verranno sostituiti da quelli di soia che ci verranno propinati con la suggestiva formula “All you can eat”, “Tutto quello che puoi mangiare”, che ha conquistato i giovani confondendone il palato e facendone dimenticare i sapori della loro terra.

Per non parlare della lingua. I termini di origine anglosassone stanno progressivamente sostituendo quelli italiani nel nostro vocabolario, con il risultato che l’italiano è sempre meno conosciuto e studiato.

A ciò si aggiunga il fatto che sempre più disoccupati italiani cercano e trovano lavoro all’estero e i pensionati vanno a vivere a Tenerife per pagare meno tasse.

Poi c’è il fenomeno del secolo: in Italia vi sono sempre meno nascite e, quando il lieto evento si verifica, spesso si tratta di fecondazione in vitro nella quale gli ovuli appartengono a madri brasiliane e gli spermatozoi a padri australiani. Di italiano ben poco. Sull’etica non mi esprimo.

Il paradosso? L’incontestabile fatto che non solo non siamo più padroni, ma nemmeno padrini, visto che financo la mafia non è più italiana, ma nigeriana, albanese e cinese.

Insomma, niente più aziende italiane, niente più cucina italiana, niente più lingua italiana e, di questo passo, niente più italiani.

Tra qualche anno l’Italia sarà terra “di e per stranieri” e le decisioni che la riguardano verranno prese in America o in Cina da persone che non hanno mai vissuto in Italia e che vedono il nostro Paese solo come un affare di cui approfittare finché si potrà. Poi … il nulla.

È questo il vero problema. Perfino gli 007 italiani hanno tentato di riferire al Parlamento del pericolo che l’Italia sta correndo: quello di finire in mano straniera. Ma i nostri parlamentari erano troppo impegnati ad azzuffarsi per le poltrone ed i privilegi, mentre gli italiani si accontentano del reddito di cittadinanza. Che Dio ci aiuti!

 

Flavio Carlino