Galleria del Palazzo Ducale

CAVALLINO (Lecce) – Giovedì 27 giugno 2019 alle ore 19.00 nella Galleria del Palazzo Ducale dei Castromediano a Cavallino, presentazione del libro dell’Onorevole Gaetano Gorgoni e dell’artista Piero Pascali «Cavallino. Com’era e com’è». Ad aprire l’incontro saranno i saluti del Sindaco della Città di Cavallino Avvocato Bruno Ciccarese Gorgoni. Coordinerà e commenterà il Professore Alessandro Laporta. Interverranno i professori Giovanni PaladiniCorrado Notario.

Dalla prefazione di Gaetano Gorgoni:

È questo, un “viaggio” alla ricerca della memoria, la trasposizione plastica di come il lontano passato vive nella rielaborazione della nostra coscienza; è il passato che vive nel presente, è l’humus di ogni civiltà ed è l’anima di un popolo che si fa nazione dopo aver abbattuto gli steccati del clan e della tribù. È un viaggio che dalle origini ci dice come, attraverso il cammino della civiltà, siano state superate e vinte difficoltà immense sullo sfondo di quella sfida e risposta di cui è stata capace l’umanità nel corso della sua perenne evoluzione.

La prima descrizione di Cavallino ce la fornisce Sigismondo Castromediano che nel suo volumetto dal titolo “Caballino” esordisce scrivendo: «Sotto un cielo di zaffiro, cullato dall’alito di tiepido aere, tra folti oliveti e sconfinate pianure, giace Caballino, elevato sopra umilissimo poggio e, scendendo bel bello in pianura, disegna, così alla grossa l’enorme contorno di una pera».

Anche Cosimo De Giorgi, oltre a descrivere e a parlare di Cavallino, del palazzo/castello, del pozzo e della piazza, ci ha lasciato dei disegni che, ancora oggi, sono la più bella e la migliore rappresentazione dell’antica Cavallino – che originariamente aveva il nome di Caballino – il cui stemma era costituito da un cavallo rampante. Successivamente, il nome di Caballino fu trasformato in Cavallino e, molto dopo, furono apportate delle modifiche allo stemma e fu così che al cavallo rampante spuntarono le ali; stemma che, però, nulla ha a che fare con le tradizioni del paese; fra l’altro, il cavallo alato è il simbolo della Toscana.

La Caballino o Cavallino descritta da Sigismondo Castromediano era un piccolo paesello di circa  duemila anime che non si era ancora sviluppato così come, invece, accadde a partire dai primi decenni del Novecento; ciò anche grazie alla sua vicinanza a Lecce perché la gran parte di coloro che dai paesi del Capo venivano a lavorare nel capoluogo, non potendo percorrere quotidianamente il su e giù del lungo tragitto, preferirono cercar casa sul territorio di Cavallino e la popolazione subì, quindi, un’impennata grazie ai nuovi residenti.

Nacque così  il primo nucleo abitativo dell’attuale Castromediano – il cui nome gli fu attribuito nei primi anni Sessanta – che oggi conta quasi seimila abitanti ed è dotato di tutti i servizi. Una crescita tumultuosa che ha riguardato non soltanto la popolazione ma gli insediamenti abitativi e produttivi, le attività commerciali ed artigianali, sociali e religiose.

Oggi Cavallino è un centro di primaria importanza, grazie anche alle sue aree commerciali – quella sulla statale Lecce-Maglie e l’altra in Via Vecchia San Donato – e si è arricchito e dotato di strutture che nessuno immaginava si potessero realizzare: lo splendido Teatro “Il Ducale”, con accanto l’arena e un grande parco attrezzato; il trappeto ipogeo, il Centro Anziani, il Parco “Adele Savio”, la sala conferenze “Michele Paone”, il Museo Diffuso – con il suo “Balcone sulla Storia” – che senza la collaborazione del professore Francesco d’Andria non sarebbe mai nato;  il Museo Didattico (e, di fronte, il Largo dedicato al compianto Maestro Carlo Vitale), la casa del Messapo, aule, laboratori e una foresteria con trenta posti letto; e, ancora: la Mediateca, realizzata in un appartamento in piazza S. Castromediano, munifico e generoso dono dell’ingegnere Nicola Martiriggiano, vedovo della compianta cara amica Rosetta Fuso; il recupero sia della vecchia casa del poeta dialettale De Dominicis, oggi sede della Polizia Locale, che di un’antica casa del ‘500, con il tetto ad “imbrici”, sede del Centro Studi “Sigismondo Castromediano e Gino Rizzo”.

La tensostruttura destinata a polivalenti attività sportive, la Biblioteca – di recente restaurata e ampliata e dotata di oltre quarantamila volumi – intitolata al compianto, esimio professore Gino Rizzo che sino alla sua morte è stato uno dei più importanti suggeritori e sostenitori della  politica culturale di Cavallino; la vedova, professoressa Giuliana Iaccarino, ha poi ulteriormente arricchito il patrimonio della nostra biblioteca donandoci quella del marito (circa ottomila volumi) oltre all’archivio e a tanti oggetti e cimeli appartenenti al professore Rizzo. Inoltre: il recupero del Convento dei Domenicani, con il restauro dei quadri sei/settecenteschi esistenti nella Chiesa dei SS. Nicolò e Domenico e relativo recupero della cripta; sono stati restaurati anche tutti i quadri della chiesa matrice e recuperata l’antica statua della Madonna Assunta che oggi, dopo il ritrovamento della stessa in un giardino di una villa del profondo Salento – e  dopo una temporanea collocazione tra Via Dante e Via Garibaldi – è stata ricollocata nella sua originaria sede all’interno della chiesa madre che, di recente, è stata restituita al suo antico splendore; al posto della statua della Madonna dell’Assunta è stata collocata una statua in bronzo di Francesco Castromediano di Lymburgh, opera di Salvatore Spedicato. Nella chiesa matrice, inoltre, è stato appeso, al posto del vecchio lampadario – di cui si sono purtroppo perdute le tracce – un nuovo lampadario in ferro battuto realizzato dagli artisti cavallinesi Gigante e De Luca.

Con questo volume, Piero Pascali con i suoi bei disegni illustra l’antica e la moderna Cavallino; a lui va il merito di ricordare attività del primo Novecento ormai scomparse, riproducendo angoli del paese – alcuni dei quali non esistono più – oggi da molti ormai dimenticati. Peraltro, Pascali è già da quasi un ventennio che con i suoi calendari illustrati fa rivivere arti e mestieri di una Cavallino che non c’è più.