Foto Michel Caputo

Confesso di aver recepito la vittoria del Lecce con grande gioia non disgiunta, però, da una grande sorpresa. Se è vero, come più volte detto, che una piccola squadra per salvarsi deve far qualche punto con le cosiddette grandi e non perdere punti con le pari grado, è altrettanto vero che non mi aspettavo una metamorfosi così repentina rispetto alla partita casalinga contro il Verona dove, purtroppo, si è persa l’intera posta. Non so se il riposo abbia fatto tanto bene al punto da sembrare un Lecce trasformato, non so se la formazione adottata sia stata quella giusta, ma di sicuro è balzato agli occhi di tutti come il Lecce fosse una squadra diversa, tonica, ordinata, aggressiva che ha strameritato il risultato.

Forse un aspetto va considerato: il Lecce non può e non deve snaturare le sue caratteristiche, perché ha acquisito la giusta mentalità offensiva e, come in C o in B , deve per forza giocare in avanti dove l’estro di Falco, il senso geometrico di Mancosu e compagni, la spinta ossessiva di Calderoni e di Rispoli ieri, sgravano dall’eccessivo impegno difensivo i centrali Lucioni e Rossettini, ammoniti entrambi nella prima mezz’ora. Azzardo una mia ipotesi non corredata da alcuna prova: se il Lecce non avesse spostato il suo baricentro più avanti, probabilmente i due centrali avrebbero avuto qualche problema di troppo e qualcuno sarebbe finito, prima del tempo regolamentare, sotto la doccia. Del resto basta vedere cosa è successo nelle prime giornate: Farias espulso a Milano lascia il Lecce in 10 per 55 minuti, il Brescia rimane in 10 contro il Bologna e viene rimontato, il Verona fa lo stesso cedendo al Milan l’intera posta. Si evidenzia, inoltre, che gli occhi devono essere sempre aperti perché la presenza del VAR può condizionare qualunque partita e mi sembra che i calciatori non abbino ancora recepito questo aspetto. Le piccole si trovano in un campionato difficilissimo, dove vi è una grande differenza di badget. A tal proposito mi sembra giusto citarvi qualche cifra che può farci capire meglio le difficoltà che ha il Lecce che deve essere sempre sostenuto, direi indipendentemente di risultati conseguiti. Pensate che di soli stipendi la Juve paga 294 milioni di euro, l’Inter 139, la Roma 125, il Torino 54 a fronte dei 32 del Lecce, 31 del Parma, 30 di Udinese e Spal 28 di Brescia e 25 di Verona. Risulta chiaramente con chi il Lecce dovrà fare il campionato e contro chi non dovrà cedere punti perché le sorprese, tipo Torino, non saranno all’ordine del giorno ma quando verranno costituiranno tasselli importantissimi per la salvezza.

Una prestazione come quella di ieri sera, merita che gli attori abbiano le lodi più sincere, ma qualche prestazione merita un rilievo particolare. Cito Gabriel per una parata d’istinto salva-risultato, Calderoni che contrasta alla grande quella locomotiva di De Silvestri, Majer autore di un ammirevole doppio lavoro fra centro e fascia, Falco splendido in certe giocate, Mancosu vigoroso ed imprescindibile, specie con il suo tap-in chirurgico. Mi faccio dovere raccomandare per l’ennesima volta ai calciatori di stare attenti al VAR perché se è vero che l’intervento di Tabanelli su Zaza è molto discutibile (rigore generoso), è altrettanto vero che quello su Belotti è forse il vero rigore.

Per fortuna che Giua, pur sbagliando due volte, ha bilanciato gli errori. Adesso sotto con il Napoli e che la dea Eupalla ci aiuti!