L’US Lecce, a tre giorni dalla “prassi” che ha negato il momentaneo 2-2 di Lapadula all’Olimpico contro la Lazio, con un comunicato apparso ieri mattina sui suoi canali d’informazione, ha reso noto che non presenterà ricorso per l’evidente errore tecnico di Manganiello. Nel frattempo i giallorossi hanno ripreso gli allenamenti agli ordini di mister Liverani, con le sole assenze di Majer, Shakhov, Imbula, Vera, Benzar e Dubickas impegnati con le rispettive nazionali.

Dando uno sguardo alle statistiche del Lecce, c’è un dato che mette quantomeno preoccupazione, ed è quello relativo ai gol subiti: 25. Peggio di noi ha fatto solo il Genoa con 26 reti al passivo. Ancora più inquietante è il fatto che vede i giallorossi terminare le gare subendo almeno una rete dalla squadra avversaria. Non è mai successo, infatti, che Gabriel potesse finire un incontro con la sua porta imbattuta. Eppure, bisogna riconoscere, che l’ex portiere del Perugia, sta disputando un’ottima stagione, nella quale sembra confermare quanto di buono fatto vedere negli ultimi campionati cadetti. Spesso, nel calcio moderno, si tende a parlare di fasi di gioco per non focalizzare l’attenzione su un singolo reparto. Si segna poco? La fase offensiva non è ben supportata dalla difesa. Si prendono troppi gol? Sono gli attaccanti che non riescono ad essere i primi difensori e i centrocampisti a fare filtro. Nel caso del Lecce, però, i problemi per quanto riguarda i gol subiti sembrano essere un problema legato, spesso, solamente alla difesa, troppo “leggera” e distratta. L’esordio di campionato contro l’Inter al Meazza aveva già segnalato i primi sospetti: la rete di Sensi, senza nulla togliere alle qualità del centrocampista neroazzurro, è sembrata fosse stata realizzata da Messi in una delle sue irresistibili serpentine. L’esordio nella scala del calcio può far tremare le gambe anche a giocatori navigati, pensiamo alla prossima. La sconfitta interna col Verona è stata senza ombra di dubbio la partita più brutta del campionato in corso da parte dei giallorossi, ma, la rete di Pessina, mostra una palese libertà dell’ex giallorosso in aerea di rigore leccese: Lucioni e Rossettini troppo vicini a chiudere sul primo palo, Dell’Orco troppo largo nella chiusura della diagonale e il centrocampista veronese a raccogliere il traversone da sinistra usufruendo del velo dell’unico attaccante gialloblu in zona.

Senza continuare un’analisi tattica, che per altro non intende puntare il dito contro Lucioni e compagni, è opportuno prendere ad esempio una squadra che ai nastri di partenza era considerata tra le vittime sacrificali di questo campionato, ovvero proprio il Verona di Juric. I veneti al momento occupano la decima posizione e hanno 15 punti, frutto di quattro vittorie e tre pareggi. Il dato più eclatante che li riguarda è legato ai gol: il Verona infatti è la terzultima squadra come realizzazioni, appena 10, ma è anche la seconda difesa più imbattuta del torneo con sole 11 reti al passivo. Una squadra, quella di Juric, che fa della solidità la sua arma principale, rimanendo concentrata sino al triplice fischio dell’arbitro. Il calcio cercato e voluto da Liverani, non ha ragione di guardare a casa d’altri. Dopo lo scorso campionato di Serie B, dove i suoi ragazzi hanno saputo unire all’estetica del gioco la concretezza finalizzata al risultato, anche in Serie A il Lecce esporta bellezza calcistica in giro per l’Italia.

Quello che però dispiace enormemente è vedere blackout ripetuti in un reparto guidato da due colonne come Lucioni e Rossettini, non certo gli ultimi arrivati nel loro ruolo. Trovare solidità difensiva, nel momento in cui si inizia ad entra nel vivo della stagione, dev’essere l’obiettivo di crescita più importante per Liverani e i suoi ragazzi. Finire le partite senza subire reti, dev’essere il traguardo più immediato. Da dietro le altre squadre iniziano a spingere. Sarebbe davvero un peccato a fine campionato rimpiangere questo sogno chiamato Serie A, sommersi da una pioggia di “se…”.