Foto Michel Caputo

L’argomento calcistico della settimana credo sia inerente, più che ad una partita disputata sul campo, quanto piuttosto ad una interpretazione di regole e cavilli annessi.

Cominciamo da queste ultime perché della partita parlerò più avanti. Inevitabilmente dovrò consultare il Devoto-Oli che così recita: REGOLA è un “riferimento normativo, indotto dalla reale o presunta costanza dei fenomeni” o, nel diritto, nasce da una esperienza giuridica ritenuta inderogabile”, in inglese RULE.

PRASSI è “una linea di comportamento nell’ambito di una consuetudine amministrativa o professionale”, in inglese PRACTICE. Quanto avvenuto ieri, in occasione del rigore del Lecce, ha fatto riferimento ad entrambi i termini. Perché citati anche in inglese? Perché la normativa è formulata dalla IFAB ed è scritta in inglese e, successivamente, tradotta nelle varie lingue.

Prima domanda: può essere che nel tradurre si sia modificato il contenuto? Nel calcio tutto è possibile. Una cosa è certa: la regola, in quanto tale, va rispettata in toto e, se vi sono varianti, queste in tempi rapidissimi, devono essere riproposti in normativa. Non è assolutamente accettabile che, quanto avvenuto ieri, venga accettato per prassi e, pertanto, a Lapadula si contesta l’ingresso in area di rigore per qualche centimetro mentre i tre laziali, all’interno dell’area di qualche metro, si considerano ininfluenti.

La lunga premessa mi porta a fare una seconda domanda: perché i presidenti non hanno mai preso posizione finora? Credo per non “turbare” l’attività arbitrale. A questo punto non posso che essere d’accordo con il Presidente Sticchi Damiani nel voler proporre ricorso.

Fatta questa, forse noiosa, esposizione, veniamo ai fatti. Anche se il punteggio è severo, va precisato che il Lecce non è stato preso a pallate e che ha ribattuto con intelligenza alla inevitabile presupponenza dei più forti; forse avrebbe perso lo stesso ma, e questo è un forte dubbio, visto il calo laziale degli ultimi 10’ minuti, non si può escludere che potesse arrivare anche il quinto meritato pareggio di stagione.

E vengo adesso a quello che, a mio parere, è il nocciolo della questione: sono ben definiti i ruoli, nell’ambito dell’organizzazione, oppure si agisce d’istinto, tipo vecchio oratorio, dove ognuno faceva come riteneva fare? Ai tempi miei, e sono molto datato, vigeva la regola che battesse il rigore colui che se lo procurava, dando comunque, precedenza assoluta al proprietario della palla, il  pallone era merce rara e costosa, che, in caso di arrabbiatura, si prendeva la sua palla, lasciando tutti in brache di tela. Non posso credere che, in epoca così tecnologica, possa ancora prefigurarsi questo. Allora mi si spieghi perché Liverani sia stato così assente sia a San Siro che a Roma quando, con Mancosu presente entrambe le volte e con il palmares di ben 4 rigori tirati magistralmente, il signor Babacar si appropria del pallone e “pretende” di battere il rigore senza che nessuno dica nulla? I casi sono due: o Mancosu è un mezzo capitano, non in grado di farsi valere, o lo è Liverani quale allenatore che, da oggi e fino a prova contraria, considererò dimezzato.

     La sosta viene a fagiolo, non per recuperare una condizione fisica che è buona, quanto a chiarire molto all’interno dello spogliatoio dove, a mio parere, ci sono troppi personalismi che non serviranno al bene del Lecce. Se si dovesse scoprire che Mancosu non se la sarebbe sentita entrambe le volte, allora sarebbe opportuno che cedesse la fascia a Lucioni elemento di altra tempra agonistica e caratteriale, cosa che personalmente non credo. Se poi si dovesse ancora scoprire che Babacar è un bambino capriccioso, abbisognevole di caramelline per limitare le sue bizze, allora stiamo messi male. Poiché questo signore ci ha danneggiato, non tanto per i rigori, sì a Milano lo ha sbagliato allo stesso modo di quello di Roma, merita una punizione esemplare: fuori lui e dentro il buon La Mantia. In ogni caso fuori casa, sempre Falco.

Mi fido della intelligenza e lungimiranza della dirigenza affinchè sappiano ripristinare ordine e ruoli nella speranza che la squadra sappia anche incassare meno reti  perché 25, in dodici partite, sono veramente troppi ed alla ripresa ci toccherà il rognosissimo e splendido Cagliari, valore di rosa 42 milioni di euro.