LECCE – In Commissione Servizi sociali è stata ripresentata la mozione Rotundo, rimasta lettera morta dal 2015, nonostante il Consiglio Comunale si sia espresso favorevolmente. Si tratta di un’indicazione che impegnava il Comune a superare la situazione precaria e difficile del campo rom leccese. “Li abbiamo segregati a 7 chilometri da Lecce, ma oggi bisogna avviare un percorso di vera integrazione – spiega Antonio Rotundo, capogruppo Pd – Bisogna istituire un tavolo in Prefettura per una strategia di progressiva uscita dal campo. Non sono più nomadi, ma stanziali da 4 generazioni. Ma dove è come collocare questi cittadini leccesi che faticherebbero non poco a trovare una casa in affitto?

“Non credo che la risposta possa essere solo quella delle case popolari – spiega Rotundo – Bisogna capire se si tratti di meno abbienti in tutti i casi. Alcuni sono soggetti che lavorano bene nel commercio (al mercato dei fiori), con redditi che possono sostenere un progetto di fuoriuscita dal campo. I bambini nascono e si sposano tra di loro: è un cane che si morde la coda e che li mette ai margini. Dobbiamo capire chi può uscire dal campo sulle proprie gambe e chi invece dev’essere aiutato dalle istituzioni”. Si tratta di circa 260 unità, la metà sono minori: parliamo di 70 famiglie che abitano in un posto dove il degrado, precarietà e marginalizzazione regnano sovrani. “Per alcuni di loro è anche comodo non pagare le bollette, che sono a carico del contribuente leccese, ma non si può andare avanti” – afferma Rotundo. “Mi occuperei prima degli italiani meno abbienti che attendono lo scorrimento delle graduatorie per le case popolari” – ha polemizzato Roberto Anguilla Giordano.