SCORRANO (Lecce) – Giunge al capolinea l’inchiesta “Tornado”, l’indagine con cui i carabinieri di Maglie smantellarono il clan Amato i cui tentacoli si erano allungati nel Palazzo di Città. Trenta arresti e indagati eccellenti a piede libero vennero travolti dal blitz messo a segno il 24 giugno scorso. E tra gli indagati di quella retata compariva e compare anche adesso il sindaco di Scorrano, Guido Nicola Stefanelli, con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. In tutti questi mesi, nonostante il vento forte delle critiche, il primo cittadino non si è dimesso rimanendo ben saldo sullo scranno più alto dell’assise comunale. Un’accusa, però, che se per il momento non ha provocato scossoni interni potrebbe comportare lo scioglimento del Comune di Scorrano per infiltrazioni mafiose. Nonostante il primo cittadino si sia sempre difeso smentendo legami e contatti con gli ambienti della malavita locale in un lungo interrogatorio davanti al pm inquirente Maria Vallefuoco e ai carabinieri di Maglie alla presenza dei suoi avvocati, i legali Luigi Corvaglia e Alfonso Parente Stefanizzi.

Il Comune di Scorrano potrebbe subire la stessa sorte riservata negli ultimi anni ad altri paesi salentini sulla scia del provvedimento adottato appena 24 ore dal Consiglio dei Ministri ai danni del Comune di Carmiano. Di recente, infatti, la Commissione prefettizia d’accesso (composta da funzionari prefettizi e ufficiali di polizia tributaria) che si era insediata nel Comune di Scorrano il 29 luglio, ha chiuso il suo lavoro nel 3 mesi previsti dalla legge e ha inviato la relazione al Ministero dell’Interno. La documentazione, che propenderebbe per il commissariamento del Comune, sarà ora vagliata dal Consiglio dei Ministri.

Dall’elenco dei nomi destinatari dell’avviso (complessivamente 36) è stato eliminato il nome dell’imprenditore Luigi Antonio Maraschio, 54enne originario di Scorrano e residente a Maglie, arrestato con l’accusa di mafia. Ha trascorso due notti in carcere salvo poi tornare un uomo libero subito dopo l’interrogatorio di garanzia. Difeso dagli avvocati Giuseppe Presicce e Giovanni Montagna, l’imprenditore ha chiarito da subito la propria posizione e il contenuto di alcune intercettazioni confluite nell’ordinanza. Ha rappresentato di essere il padre di Salvatore Maraschio e suocero di Francesco Amato (due degli indagati) precisando di non avere mai avuto contezza del fatto – se non dopo la lettura del provvedimento custodiale – che entrambi avevano speso il suo nome per iniziative imprenditoriali del sodalizio. Contro quella scercerazione la Procura impugnò la decisione del gip davanti al Riesame che confermò il provvedimento del giudice.

Nell’avviso (preludio ad una richiesta di rinvio a giudizio) compaiono tutti gli altri nomi coinvolti nel blitz: Francesco Amato, 28 anni, di Scorrano; il padre Giuseppe Amato, 63, di Scorrano; Marco Cananiello, 21, di Maglie; Andrea Carrisi, 30, di Botrugno; Antonio De Cagna, 47, di Scorrano; Giovanni Umberto De Iaco, 22 anni, di Scorrano; Amato Andrea De Luca, 22, di Scorrano; Simone De Luca, 42, di Maglie; Marco De Vitis, 43, di Ruffano; Francesca Ferrandi, 26 anni, residente a Madone (comune in provincia di Bergamo); Massimiliano Filippo, 42 anni, di Scorrano; Gloria Fracasso, 47 anni, di Scorrano; Gianpiero Gallone, 28 anni, di Scorrano; Giuseppe Grasso, 50 anni, di Lecce; Hamid Hakim, 29 anni, residente a Madone (comune in provincia di Bergamo).

Poi ancora: Salvatore Maraschio, 25 anni, di Maglie; Andrea Marsella, 27, di Maglie; Donato Mega, 37, di Scorrano, al quale è stata revocata la misura l’obbligo di dimora; Simone Natali, 30, di Scorrano; Matteo Peluso, 27, di Scorrano; Giorgio Piccinno, 30 anni, di Maglie; Sarah Piccinno, 36 anni, di Maglie; Luca Presicce, 26, di Scorrano; Matteo Presicce, 27, di Scorrano; Giorgio Rausa, 24, di Scorrano; Luigi Rausa, 45, di Scorrano; Salvatore Rausa, 31, di Scorrano; Matteo Rizzo, 22, di Poggiardo; Daniele Rosato, 22, di Scorrano; Luca Rosato, 24 anni, di Scorrano; Mirko Ruggeri, 45 anni, di Scorrano; Federico Russo, 22 anni, di Maglie; Franco Frisari Tamborino, 39 anni, di Maglie; Giovanni Verardi, 51 anni, di Maglie; Matteo Zezza, 26 anni, di Scorrano. Gli indagati rispondono, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, danneggiamento seguito da incendio, detenzione abusiva di armi e di materie esplodenti, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione, ricettazione, minaccia aggravata, porto abusivo di armi, sequestro di persona e violenza privata.

Il sodalizio sarebbe stato capeggiato da Giuseppe Amato, detto “Padreterno”, già indicato oltre dieci anni fa da un collaboratore di giustizia, come referente sul territorio di Maglie e dintorni per conto del clan “Tornese” di Monteroni, molto vicino al “Giaguaro” Corrado Cucurachi, figura storica della Sacra Corona Unita. Di rilievo si sarebbe rivelato il ruolo del figlio Francesco, figura riferimento di un reticolo associativo composto da diversi giovani emergenti, che si muovevano secondo le sue direttive dando vita ad una banda caratterizzata dalla forza di intimidazione dei suoi appartenenti e dalle conseguenti condizioni di assoggettamento e di omertà, sia all’interno che all’esterno.

Tra gli indagati a piede libero, come detto, spicca il nome del sindaco di Scorrano Guido Nicola Stefanelli, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, per avere chiesto appoggio per la campagna ettorale comunale vinta nel maggio 2017 con la lista civica “La Svolta giusta”. Nonché in occasione delle elezioni politiche della primavera 2018 in favore della coalizione di centrodestra, che schierava nella circosrizione territoriale il candidato Luciano Cariddi.

In cambio – stando alle indagini dei carabinieri, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce – il sindaco avrebbe promesso agli appartenenti del sodalizio criminale l’aggiudicazione di appalti e servizi pubblici: nello specifico, la gestione del parco comunale “La Favorita”, con annesso chiosco bar, nonché la gestione dei parcheggi nel comune di Scorrano e l’aggiudicazione di commesse nell’ambito della della festa di “Santa Domenica” (che ogni anno attira a Scorrano migliaia di turisti provenienti da tutto il mondo, per assistere allo spettacolo offerto dalle ditte di luminarie locali), impegnandosi a superare gli ostacoli burocratici ed amministrativi connesse alle aggiudicazioni.

Lo stesso Stefanelli, stando agli investigatori, insieme ad un consigliere, sarebbe stato minacciato con un fucile a canne mozze dai componenti del clan, a causa di alcuni intoppi burocratici che stavano causando ritardi nell’aggiudicazione degli appalti. Le intimidazioni subite non sono state mai denunciate. Lo stesso primo cittadino, inoltre, si sarebbe rivolto al gruppo criminale per dirimere un contenzioso sorto con un dipendente comunale. Tra gli indagati a piede libero, come detto, tra gli altri, il sindaco Guido Nicola Stefanelli ed il suo dipendente Massimiliano Filippo, inteso “Cuoco”, 43, di Scorrano, che avrebbe svolto il ruolo di “mediatore” tra l’amministrazione comunale ed il clan “Amato”.

A completare il collegio difensivo, gli avvocati Mario e Vincenzo Blandolino; Maurizio Forte; Anna Grazia Maraschio; Silvio Caroli; Veronica Merico; Maurizio Rizzo; Pantaleo Cannoletta; Roberta Cofano; Gaetano Stea; Giuseppe Presicce; Dimitry Conte; Antonio Costantino Mariano e Giovanni Montagna.