LECCE – Sono trascorsi 6 anni da quando nel 2013 l’avvocato Gaetano Messuti si trovò al centro di un incresciosa vicenda giudiziaria. Tutti gli organi di stampa cavalcarono la notizia, come spesso succede quando si tratta di un personaggio pubblico impegnato nella politica locale. Fu un ausiliario del traffico a dare il via alle indagini soffermandosi su una Mercedes parcheggiata in via Costa perché quel pass esposto sembrava poco leggibile e una pattuglia della polizia municipale sequestrò il tagliando. Sei anni durante i quali la giustizia ha fatto il suo corso arrivando all’epilogo di una vicenda che riporta in chiarezza quanto accaduto. Con la richiesta del Pm che si fonda sull’insussistenza dei reati, si archivia un procedimento che da subito aveva dei connotati nebulosi.

Con la richiesta del Pm di archiviazione per l’insostenibilità dell’accusa e con le parole con le quali spiega che pur avendo il consulente rilevato delle difformità tra il pass in possesso del comandante dei vigili e quello rinvenuto nella disponibilità del già assessore, era plausibile ritenere che provenissero dal soggetto legittimato ad emetterlo, tanto confermato dal direttore della società che, visti i suddetti pass, ne evidenziò solo ed unicamente l’evidente usura, si chiude una parentesi durata 6 interminabili anni.

La realtà dei fatti è che ci vogliono 6 anni per capire che un pass è semplicemente solo usurato. Vengono i brividi a pensare che si possa restare in un limbo, se si è delle persone non esperte di legge, a pagare avvocati per un documento usurato. Oggi finalmente è possibile scrivere in modo definitivo la parola fine su una vicenda che ha turbato l’attività amministrativa dell’allora assessore Messuti così come disposto dal gip Carlo Cazzella che ha accolto la richiesta del pm carmen Ruggiero. “Da uomo di legge in questi anni non ho mai perso la fiducia nella giustizia che, nonostante i tempi, alla fine ha fatto il suo corso- commenta l’avvocato leccese – Ringrazio di cuore i miei legali avv. Giuseppe Corleto e Amilcare Tana, che mi hanno supportato e guidato in questo lungo labirinto emotivo e giudiziario,fino ad indicarmi la via d’uscita”.