MAGLIE (Lecce) – Nuovi elementi investigativi scagionerebbero un professore di scuole medie in pensione, residente a Maglie, accusato di presunte violenze su una sua ex studentessa minorenne all’epoca dei fatti. In giornata è proseguita l’udienza preliminare davanti al gup Giovanni Gallo e il deposito di inediti atti d’indagine da parte della difesa rischiano di minare dalla fondamenta le ipotesi accusatorie mosse all’ex docente. Negli atti del fascicolo, infatti, è confluito l’esame sui file (più di 100mila) contenuti sul telefonino delle ragazzina che tenderebbero a far crollare l’intero impianto dell’accusa. Sono state allegate anche le testimonianze di diverse persone informate dei fatti e, soprattutto, già da giorni nella cancelleria del giudice sono arrivati gli accertamenti effettuati dalla Questura di Reggio Emilia che ha appurato come il professore si trovasse effettivamente nel capoluogo emiliano dal 10 gennaio del 2016 all’aprile dello stesso anno smentendo, di fatto, un incontro della ragazza con il suo ex insegnante avvenuto, a dire della persona offesa, il 20 gennaio di tre anni fa.

Gli approfondimenti sono stati richiesti in tutti questi mesi dagli avvocati Fabrizio Ruggeri e Daniele De Matteis che, questa mattina, erano presenti al quinto piano del Palazzo di Giustizia rinunciando all’astensione proclamata in settimana dagli avvocati “per il bene del proprio assistito pur rispettando in pieno le motivazioni dello sciopero”. Alla luce degli sviluppi d’indagine i genitori della ragazza hanno rinunciato, attraverso il proprio avvocato Cristiano Solinas, alla costituzione di parte civile perché il loro unico fine in questa vicenda è la ricerca della verità. Il procedimento, comunque, procede perché si tratta di reati perseguibili d’ufficio e il 19 febbraio il caso dovrebbe chiudersi definitivamente quando il professore verrà processato in abbreviato.

Eppure l’indagine, coordinata dal pubblico ministero Stefania Mininni, aveva fatto luce su una serie di attenzioni sessuali avvenuti in casa dell’insegnante e all’interno di un bar così come svelato dalla ragazza (residente in un comune nei dintorni di Maglie) via chat su WhatsApp ad un amico. Che l’ha spinta a parlare con i servizi sociali. Da lì è partita un’indagine inizialmente a carico di ignoti. La giovane ha raccontato i presunti abusi. Palpeggiamenti, toccatine, ma anche rapporti sessuali completi. Studentessa ed ex professore si sarebbero incontrati, a distanza di tempo, dopo gli anni trascorsi a scuola. La minore avrebbe persino contattato l’ex professore per avere spiegazioni su alcune attenzioni morbose che l’insegnate le avrebbe riservato a scuola. E avrebbe così iniziato a frequentare l’abitazione del docente. Nel dicembre del 2015 il professore avrebbe costretto la sua ex alunna a stendersi sul letto e, dopo averle legato i polsi con una fascetta di plastica, l’avrebbe costretta a consumare rapporti sessuali completi. Poi persino a ballare nuda.

Le scene di violenza sarebbero finite anche nella memoria di una macchinetta fotografica. Sempre in casa dell’uomo – questi ultimi fatti si collocano nel gennaio del 2016 – la ragazza sarebbe stata nuovamente violentata. Un ulteriore episodio, invece, si sarebbe consumato nel bagno di un bar dove l’insegnate e la ex studentessa si sarebbero incontrati per caso. Anche in questa circostanza la giovane sarebbe stata avvicinata con la forza e violentata.

Nel corso delle indagini la persona offesa è stata sentita con la forma protetta dell’incidente probatorio. Davanti al gip Cinzia Vergine e al sostituto procuratore Stefania Mininni la ragazza confermò gli abusi. Sull’attendibilità del suo racconto, però, pesano come un macigno i nuovi risvolti investigativi che sfoceranno in un processo a breve.