Dawidowicz, Pessina, Jacoponi, Torregrossa chi sono? Sono gli ultimi quattro giocatori, di Verona, Parma, Brescia, che mi vengono in mente e che hanno fatto gol al Lecce su palla inattiva. Ce ne sono tanti altri, di cui ho perso il conto, che hanno rimpinguato in notevole misura il poco commendevole primato di 42 reti subite in 21 partite, media perfetta di 2 reti a partita.

Questo mi crea imbarazzo nello scrivere e nel constatare, a giro di boa avvenuto, quanto si stia ingarbugliando il percorso che porta alla salvezza. Il mio amico Gavino, con lucidità oltre che con il bello stile con cui scrive, ha posto una domanda, e si è anche dato una risposta: ”partita da dimenticare?” “Tutt’altro, anzi da ricordare, analizzare e rimediare”. Come non essere d’accordo? Chi di voi, amici lettori, sapendo che, al momento in cui il Lecce è sceso in campo, il Brescia aveva perso, la SPAL lo stesso, il Genoa aveva pareggiato, non ha timidamente fatto un pensierino in positivo, sperando in un pari o, addirittura, in un colpaccio per vendicare sportivamente la sconfitta interna dell’andata? Ma per far questo i creduloni, quali noi siamo, pensavano anche di vedere all’opera un Lecce con un animus pugnandi particolare, un Lecce che sarebbe partito a spron battuto, un Lecce che avrebbe cercato di prevalere, vista la meravigliosa occasione che le si era presentata, convinti, inoltre, che gli stessi sentimenti, fossero nella testa degli aventi causa. Aggiungo pure che mi è sembrato che il Verona si aspettasse e temesse le iniziative del Lecce.

Cosa abbiamo visto invece? Un Lecce mentalmente ed atleticamente stanco, con poche idee, in compenso ben confuse, che si è consegnato al Verona come un agnello sacrificale. Ma, poiché queste topiche stanno diventando il marchio di fabbrica di questa stagione e sono fatte da giocatori che dovrebbero essere considerati “affidabili”, allora bisogna preoccuparsi seriamente ed altrettanto seriamente provvedere a mettere le toppe. So che chi dice questo, ma è la verità, amici! rischia di passare per disfattista anche se non aggiunge nulla di nuovo a quello che già è noto: il Lecce non ha molta qualità, lo evidenzia sempre il tecnico, ma a questa mancanza di qualità è necessario rispondere con un’attenzione quai maniacale sul campo che, molto spesso, non viene riscontrata. Ed allora è giusto quanto scrive Gavino: non è da dimenticare, ma da ricordare, analizzare e, cosa più importante, rimediare.

Oggi continuiamo a leggere che il Lecce sta ancora cercando un centrocampista ed un difensore da aggiungersi ai vari Dejola e Saponara e fra poco chiude la sessione invernale di mercato, ma ci sarà consentito constatare di come le nostre riserve su alcuni “salvatori della patria calcistica” acquistati a luglio, fossero ampiamente giustificate. Nell’analizzare questa partita ci sarebbe pure qualche domanda da fare al tecnico: il Lecce schierato a Verona, era veramente la miglior formazione possibile, compatibilmente con le forze a disposizione? Sul campo non è sembrato proprio.

Giovedì scorso, nel nostro “Salotto giallorosso” Vittorio ha ribadito che il riscontro alla gara con l’Inter si sarebbe avuto a Verona. Aveva perfettamente ragione, ma con una vena di ottimismo che non deve mai mancare, diciamo pure che, nonostante la giornata disastrosa, siamo ancora sopra la linea rossa, aggrappati ad uno scafo che sta avendo falle da tutte le parti, che ha già lanciato un prolungato SOS ed aspetta solo il salvataggio.

Domenica alle 18.00 ci sarà il Torino, squadra ancora stordita dalle 7 reti subite in casa con l’Atalanta, ma, appunto per questo, penso difficilissima da incontrare. Occhio, comunque, perché le nostre concorrenti Brescia a Bologna, Spal a Roma con la Lazio, Genoa a Bergamo non se la passano meglio.