Casarano (Le) , controlli della guardia di finanza nell’ambito del Pit9, di cui il Comune di Casarano è stato l’ente capofila.La Sparkle è una delle aziende controllate già nel mese di ottobre

CASARANO (Lecce) – La prescrizione spazzia via le accuse sulla presunta maxi truffa ai danni della Comunità Europea messa a segno dall’azienda di radio farmaci Sparkle di Casarano, una delle società leader sul territorio nella produzione di medicinali anche antitumorali. Il tempo, dunque, ha cancellato i reati di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, falso ideologico e abuso d’ufficio contestati, a vario titolo, ai sei imputati: Gianluca Valentini, 63 anni, di Macerata, di professione medico, amministratore della società Sparkle all’epoca dei fatti; Ida Mancini, 75, di Porto San Giorgio, in qualità di amministratore, Paola Panichelli, 46, di Montecosaro (Macerata), socia al 26 per cento; Mauro Ballante, 61, di Filiotrano (Ancona), legale rappresentante della “Icoc”, socia al 10 per cento e Sergio Foresi, 80enne, di Morrovalle (Macerata), legale rappresentante della Prefabrricati Foresi, socia anch’essa del 10 per cento della società di Casarano; Caterina Mastrogiovanni, 51, dipendente del Comune di Casarano. Nei guai era finita la Sparkle tramite il proprio legale rappresentante. In attesa del verdetto c’erano anche il Comune di Casarano (rappresentato dall’avvocato Antonio Venneri) e la Regione Puglia come parti civili. Questa la sentenza emessa dai giudici della seconda sezione collegiale (Presidente Fabrizio Malagnino) alla luce di un processo allungatosi nel tempo per un cambio di collegio.

L’indagine risale a novembre del 2015 quando i finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza eseguirono un sequestro per equivalente di circa 3 milioni e 600 mila euro di fondi pubblici erogati dalla Regione Puglia nel 2007 di beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie della società di Casarano, azienda produttrice di medicinali e preparati farmaceutici. In particolare del fluorodeossiglucosio, un medicinale pronto all’uso e destinato ad essere utilizzato come liquido di contrasto per gli esami radiologici in sospette malattie tumorali. La truffa sarebbe stata compiuta attraverso un sistema tanto semplice quanto efficace. Autorizzazioni ottenute grazie alla complicità di un dipendente comunale (identificata nella Mastogiovanni) per poter partecipare ad un bando e “strappare” l’autorizzazione ad acquistare macchinari da installare nell’azienda. Un finanziamento per complessivi 7 milioni di euro.

Tutte ipotesi di reato spazzate via dalla prescrizione così come sostenuto in aula dal collegio difensivo composto, tra gli altri, dagli avvocati Giuseppe Talò, Fritz Massa, Antonella Corvaglia, Francesco Calabro e Simona Carrozzo.