UGENTO (Lecce) – Innocenti per la Giustizia ma non meritevoli di un risarcimento per una detenzione che, i vari processi, hanno ritenuto immotivata. I due Vittorio Colitti, nonno e nipote, sono in attesa dopo anni di ottenere quello che la giustiziia italiana non ha concesso loro in tutti questi anni: un risarcimento per mesi trascorsi in carcere (circa un anno per entrambi) perché accusati dell’omicidio di Peppino Basile, il consigliere provinciale e comunale dell’Idv, ucciso in via Nizza ad Ugento nella notte tra il 14 e il 15 giugno del 2008 davanti alla sua abitazione con oltre venti coltellate.

I presunti assassini vennero arrestati il 25 novembre del 2009. E, per le indagini condotte dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Lecce (coordinati dall’allora pm Giovanni De Palma), ad ammazzare quella notte il Masaniello del salento erano stati i suoi vicini. Nonno e nipote. Incastrati dalla testimonianza di una una bambina che, dalla finestra, avrebbe scorto le sagome dei due parenti mentre ferivano a morte Peppino. Per problemi di vicinato, il movente ricostruito dagli investigatori. Il più giovane dei Colitti, un gigante buono a vedero, venne additato come un carnefice spietato. La verità processuale, però, ha smontato la ricostruzione dei carabinieri e il ragazzo, ora 30enne, è stato mandato assolto. Così come il nonno. Ma dopo un anno di carcere ciascuno e una gogna mediatica con pochi precedenti.

E per ottenere un parziale risarcimento per un’esperienza estremamente traumatica l’avvocato difensore Francesca Conte aveva battuto cassa allo Stato avanzando una maxi richiesta risarcitoria le “conseguenze personali, familiari, patrimoniali, morali, irreparabili” che non era stato concesso dalla Corte d’Appello di Lecce per ragioni di carattere formale. Nello specifico perché i due Colitti non avevano risposto all’interrogatotiro subito dopo il loro arresto seguendo un orientamento estremamente restrittivo della Cassazione. E tanto era bastato perché la Corte rigettasse la richiesta. La difesa, però, non ha alzato bandiera bianca. Ed è stato presentato un ricorso per i due Colitti davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo dichiarato ammissibile da tempo e su cui si attende ora una decisione da Starsburgo. “Sarebbe giusto”, commenta l’avvocato Francesca Conte, “considerando che due famiglie sono state devastate da un’inchiesta che non li riguardava minimamente e che invece li ha visti finire in carcere ingiustamente”. “Ora”, prosegue l’avvocato, “attendiamo che almeno la Cedu ci dia una risposta dopo tante sofferenze patite da due persone per bene”.

Nel frattempo l’omicidio di Peppino Basile rimane uno dei pochi fatti di sangue rimasti insoluti nel Salento. A dodici anni di distanza, nonostante siano state sollecitate altre piste alternative, il fascicolo non è stato mai riaperto. In attesa di una svolta che, al momento, non c’è.