Foto Giulio Rugge

Con tutta probabilità un primo nucleo fortificato presente in Caprarica di Lecce, risale all’epoca della dominazione normanna, per volontà del Conte di Lecce Tancredi di Hauteville, sostenitore di un progetto mirante a potenziare le difese del territorio con la costruzione di diverse opere fortificate. A tale epoca, XII secolo, risale probabilmente la torre quadrangolare posta nel giardino e confinante con una strada pubblica, prima struttura fortificata del paese con funzioni difensive e di avvistamento, rinforzata agli angoli da piombatoi.

Foto Giulio Rugge

Dopo la caduta di Otranto in mano turca nel 1480, i Baroni di Caprarica, della famiglia Guarini, provvidero a ristrutturare e rinforzare la torre che attualmente si sviluppa su due piani, separati esternamente da un toro marcapiano, e rinforzata, come già detto, da caditoie angolari, beccatelli e feritoie, mentre il terrazzo si presenta a merlatura guelfa. Probabilmente il Barone Antonello Guarini decise nel XVI secolo di costruire accanto alla torre un vero e proprio castello, per meglio difendere il paese in caso di assalti condotti dai pirati ottomani. Considerati alcuni legami di carattere familiare con la famiglia dell’Acaya, è lecito pensare che nel progetto del maniero ci sia stata anche la mano del celebre architetto militare Gian Giacomo.

La struttura venne successivamente modificata ed ampliata dai proprietari che si susseguirono nel corso dei secoli, in particolare sotto la Signoria della famiglia Giustiniani, nel XVII secolo vennero aggiunte due torri dotate di feritoie ai lati del corpo principale, e successivamente furono aggiunte le splendide balconate, in particolare quella centrale, sostenuta da sette mensole con motivi antropomorfi, tipicamente rococò, che ornano il prospetto principale.

Foto Giulio Rugge

Il castello, incluso l’ampio giardino e la parte posteriore dove c’è la torre, ha nel complesso una pianta quadrangolare, frutto dei vari ampliamenti e modifiche avvenute nel corso dei secoli, e si sviluppa su due piani: il pianterreno e quello nobile. Si accede attraverso un ampio portale a bugne da cui si passa in un atrio con una bella volta. Secondo una tradizione, il castello avrebbe avuto addirittura 99 ambienti, tra cui una sala degli specchi, ed una stanza con una botola, il cui fondo era pieno di lance infitte nel terreno, dove venivano gettati i condannati ed i nemici. Inoltre sembra che non manchi una possibile via di fuga, rappresentata da un cunicolo segreto che, partendo dai sotterranei del castello, conduce in aperta campagna.

 

Cosimo Enrico Marseglia