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Ambito sociale di Lecce, arrivano 11 proroghe. I sindacati: “Per salvare i servizi serve ben altro”

LECCE – Al termine di un lungo braccio di ferro, il Comune di Lecce ha finalmente dato il via alle proroghe di 11 lavoratrici dell’Ambito territoriale sociale, ripristinando di fatto la pienezza dei servizi offerti alla cittadinanza. Un buon risultato, che però ancora non basta al personale ed ai sindacati. In vista della stabilizzazione di assistenti sociali, educatrici e mediatrici occorre fare presto: il 28 febbraio scadono i termini di presentazione di un piano di previsione per la stabilizzazione di 40 unità. Lo comunicano in una nota le segreterie territoriali di Fp-Cgil, Cisl-Fp e Uil-Fpl.

La proroga

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L’atto di proroga dei contratti in scadenza è stato inserito all’interno di una lunga delibera di giunta regionale sul fabbisogno triennale di personale (la numero 18 del 28 gennaio). In dieci righe si prevede la proroga della scadenza annuale del contratto di lavoro per 9 assistenti sociali, un’educatrice professionale ed una mediatrice sociale/tecnico del reinserimento socio-lavorativo. Questo primo obiettivo è frutto di una battaglia condotta per mesi dalle lavoratrici, col sostegno di Fp-Cgil, Cisl-Fp e Uil-Fpl. Una lotta che si è incagliata a cavallo dell’anno nello stallo tra potere politico ed amministrativo. A sbloccare la situazione è stato il parere favorevole dell’Anci, giunto il 25 gennaio. La delibera 18 non è piaciuta ai sindacati.

L’assetto organizzativo e il fabbisogno per il triennio 2020-22

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L’atto della Giunta, secondo i segretari generali territoriali Fiorella Fischetti (Fp Cgil), Fabio Orsini (Cisl-Fp) e Antonio Tarantino (Uil-Fpl), “giunge al termine di un procedimento non lineare”. Per questo hanno scritto a tutti i Comuni appartenenti all’Ambito, alla Regione ed all’Anci. La delibera inserisce la proroga dei contratti all’interno di un documento che riguarda il fabbisogno triennale del personale del Comune: “Quello comunale e quello dell’Ambito sono due campi di intervento distinti ed autonomi, riguardanti soggetti giuridici differenti, contraddistinti da riferimenti normativi, orizzonte temporale e fonti di finanziamento diversi”, spiegano i sindacalisti. Tra l’altro nella delibera non si fa menzione del fabbisogno di personale dell’Ambito, già fissato in 40 unità lavorative: “Con la deliberazione sembra essersi confuso il fabbisogno (di 40 unità) con la proroga del termine (di 11 unità), così affermandosi, in contrasto con la chiara volontà politico- amministrativa dell’Ambito, che tale Organismo possa continuare a funzionare, nel futuro prossimo, con un organico ridotto a poco più di un quarto di quello attuale”.

Urgenza della stabilizzazione

Per i sindacati è urgente e necessario integrare la delibera di giunta comunale con la previsione di un fabbisogno stabile di Ambito pari a 40 unità lavorative a tempo indeterminato. Ci sono infatti 24 lavoratrici “dimenticate” dalla Giunta, che senza la stabilizzazione, ora sono a rischio come anche i servizi da loro garantiti alle comunità. Queste lavoratrici infatti hanno già raggiunto il massimo dei requisiti e non possono aspirare alla proroga dei contratti, ma solo alla stabilizzazione per aver maturato l’anzianità prevista: “L’urgenza è dettata dalle norme, visto che entro il 28 febbraio ciascun Ambito territoriale sociale deve inviare al Ministero del Lavoro un prospetto riassuntivo sulla consistenza del personale assunto a tempo pieno e indeterminato. Questo atto, necessario per l’accesso ai cospicui finanziamenti ministeriali, presuppone un atto ricognitivo del fabbisogno che indichi chiaramente che tutte le unità lavorative previste nel progetto in oggetto sono necessarie in modo stabile (e quindi a tempo indeterminato) per l’erogazione dei servizi ed il raggiungimento degli obbiettivi di Ambito”. L’omissione di tale atto vanificherebbe la possibilità di accesso ai finanziamenti a fondo perduto, così ingenti da azzerare il costo del lavoro per i Comuni appartenenti all’Ambito: “Non provvedere con sollecitudine a questa previsione, e quindi alla stabilizzazione delle lavoratrici, provocherebbe pregiudizio al personale ed alla collettività, rischierebbe di far perdere importanti finanziamenti”, concludono Fischetti, Orsini e Tarantino.

 

 

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