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Picchiava la convivente se non trovava il piatto pronto: 43enne condannato a 4 anni e 4 mesi

NARDO’ (Lecce) – Pretendeva di trovare il piatto pronto quando tornava a casa a tarda ora e obbligava la convivente ad indossare abiti accollati anche d’estate. Un 43enne di originario di Nardò, è stato condannato a 4 anni e 8 mesi di reclusione con le accuse di maltrattamenti in famiglia (che ha assorbito il reato di stalking) e violenza sessuale. Ad emettere la sentenza è stato il giudice per l’udienza preliminare Alcide Maritati al termine del processo che si è celebrato con il rito abbreviato che ha limato verso il basso di 1 mese la richiesta della pm di udienza.

L’uomo finì in carcere a metà dicembre quando i carabinieri, guidati dal luogotenente Vito De Giorgi, bloccarono il 43enne dopo l’ennesima aggressione ai danni della donna. E dopo il suo arresto è emerso uno spaccato di violenze all’interno delle mura domestiche che, di fatto, si erano trasformate in una prigione dal lontano 2003. Purtroppo l’imputato, spesso, agiva sotto effetto di alcol e di droga. Ad innescare sarebbe stata la gelosia e mosso da questo sentimento il 43enne si scagliava contro la compagna sostenendo, persino, di essersi messa a dieta per “compiacere altri uomini”.

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Una spirale di violenza, sopraffazione e angherie che la donna sarebbe stata costretta a subire in silenzio. Anche di non poter completare il suo percorso di studi. E quando non erano le parole, la violenza sarebbe stata declinata nel peggior modo: calci e pugni con tanto di lesione al timpano nonostante la convivente fosse incinta minacciata di morte con un fucile a canne mozze tra le mani. La stessa violenza sarebbe stata utilizzata quando la donna si rifiutava di consumare rapporti sessuali.

Una condizione di vita intollerabile tanto che la persona offesa (parte civile con l’avvocato Francesco Ria) ha maturato nel corso del tempo propositi suicidari. Non appena saranno depositate le motivazioni (attese per i prossimi 60 giorni) gli avvocati difensori Francesca Conte e Raffaele Benfatto potranno presentare ricorso in Appello. Attualmente, l’imputato si trova ai domiciliari.

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