Conti dei nonni prosciugati: chiesto processo per nipote, madre del giovane e direttore delle poste

F.Oli.

LECCE – Richiesta di rinvio a giudizio e fissazione dell’udienza preliminare per i quattro neo imputati coinvolti nell’inchiesta sugli ammanchi nei conti dei libretti postali di due anziani prosciugati grazie alla presunta complicità di un direttore delle poste. Il sostituto procuratore Giovanni Gagliotta ha chiuso la fase delle indagini preliminari a carico Gianluca De Gennaro, 42enne, nipote dei due anziani; Pierluigi Porpora, di 60, direttore dell’ufficio postale di via Archita da Taranto, attualmente sospeso dal luogo del lavoro; Anna Maria Rizzo, 62, di Lecce, (madre di De Gennaro) ed Emanuela Dervishi, 42, di origini albanesi ma residente a Lecce, dipendente sempre di De Gennaro. Le accuse sono quelle di furto aggravato e falso ideologico commesso da pubblico ufficiale. L’udienza preliminare è fissata per il 15 novembre davanti al gup Carlo Cazzella.

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Le indagini sono state condotte dagli ufficiali di pg della Polizia di stato specializzati nei reati contro la pubblica amministrazione. I quattro, in concorso fra loro, avrebbero emesso una falsa delega a operare (datata 6 febbraio 2015) su due libretti postali intestati alla nonna di De Gennaro. Libretti da cui il nipote avrebbe prelevato le somme di 27mila e 919 euro e 2655 euro. I prelievi sarebbero avvenuti anche dopo la morte della titolare, avvenuta nel 2015, dopo una lungo ricovero in ospedale.  Sempre il 6 febbraio di due anni fa, grazie alla (presunta) complicità di Porpora, De Gennaro avrebbe “confezionato” una falsa attestazione inserendo la firma del nonno sul libretto postale per poi trasferire sul proprio i 82mila e 600. Il trasferimento dei soldi sarebbe stato compiuto nonostante l’anziano non fosse presente. In quel periodo era ospite in una casa di cura di Lecce da dove non si sarebbe mai spostato.

Secondo le indagini, condotte dal sostituto procuratore Giovanni Gagliotta, una cospicua somma sarebbe stata investita per acquistare un’Audi A7 3mila Tdi di 245 cavalli per 45mila e 800 euro non compatibile con il tenore di vita dell’uomo. La ricostruzione della Procura è stata smentita dai principali indagati che hanno sempre respinto le accuse sostenendo di aver agito nel rispetto dei ruoli. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Luigi Covella, Giancarlo Dei Lazzaretti, Alberto Erroi e Carlo Sariconi.

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